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La cosmeticoressia e l’ossessione della cura del viso

La cura del viso (in inglese “skincare”) è uno dei principali capisaldi della cura di sé. Crema, tonico, detergente, siero, e chi più ne ha più ne metta. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Il preoccuparsi eccessivamente per il raggiungimento di una pelle del viso perfetta, infatti, può sfociare in una vera e propria ossessione — nota col nome di “cosmeticoressia” — che porta all’utilizzo compulsivo di prodotti cosmetici.

Il rischio per le adolescenti e il ruolo dei social

Ciò che desta preoccupazione è la tendenza sempre più diffusa tra adolescenti e bambine ad utilizzare compulsivamente prodotti cosmetici finalizzati alla cura per il viso di cui, vista la giovane età, non hanno bisogno, esponendosi maggiormente al rischio di cadere in un meccanismo ossessivo. Oltre ai danni psicologici, diversi esperti, a partire dalla Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), sottolineano i danni cutanei derivanti dall’uso di sostanze come retinolo o acido glicolico su pelli troppo giovani, quali dermatiti da contatto e irritazioni gravi. Chiaramente, sia le strategie pubblicitarie dei grandi marchi del settore — contro cui si sono intraprese recenti azioni legali — sia i social network svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo della cosmeticoressia. Su Tiktok, ad esempio, si contano decine di video che vedono protagoniste bambine di circa otto anni filmare la propria routine per la cura del viso. È il fenomeno dei cosiddetti “Sephora kids” (“i bambini di Sephora”). 

Le possibili cause del fenomeno

Dietro alla diffusione della cosmeticoressia tra bambine e adolescenti non si nasconde una ragione sola, ma coesistono diversi fattori. Nonostante il tentativo di scardinare alcune etichette, la società odierna rimane ancora fortemente basata su un’ideale di perfezione estetica da dover raggiungere. Una perfezione estetica che è venduta come necessaria in particolar modo alle donne, sin da piccole. Se a questi due elementi si aggiunge il ruolo dei social network, i quali alimentano velocemente la diffusione di determinati stereotipi, l’equazione si complica. Ultimo, non per importanza, il ruolo della genitorialità. Se è vero che la società influenza ciò che si è, è altrettanto vero che la figura genitoriale dovrebbe essere ancora una guida sicura. Tuttavia, in casi come questo, anch’essa sembra sfumare i suoi contorni. Come arginare il fenomeno? Probabilmente cercando soluzioni per ogni specifica causa: fornire supporto psicologico alle ragazze; educare bambine, adolescenti e famiglie a un uso responsabile delle piattaforme social; insegnare uno sguardo critico su tutto ciò che ci viene venduto; modificare gli stereotipi sociali. Una lista semplice da leggere, difficile da realizzare.

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