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Il pallone senza casa: la grande partita degli stadi italiani

Cerco stadio disperatamente. Non è un reality, ma la realtà: il calcio italiano sopravvive così, senza una casa per il suo pallone. O meglio: le strutture ci sono, ma trasudano inadeguatezza nella maggior parte dei casi. Tra impianti fatiscenti e investimenti bloccati, la situazione, in vista degli Europei del 2032, resta precaria.

Serie A, lo stato di salute degli impianti

Sono circa 77 mila le strutture presenti in Italia (dati PwC), ma solo il 24% degli stadi di Serie A e Serie B è di proprietà dei club. Quasi otto su dieci appartengono ancora alla Pubblica amministrazione (Comuni, Coni, Sport e Salute), che incassano un canone per la concessione. I dati più recenti (stagione 2023/24) indicano che gli affitti totali incassati dalla Pa per le concessioni degli stadi di Serie A sfiorano i 30 milioni di euro all’anno. Solo quattro club – Juventus, Atalanta, Sassuolo e Udinese (gli unici a disporre di un impianto di proprietà) – evitano questo esborso.

Il cambio di filosofia nel concetto di stadio

Il concetto di “match day” si è evoluto. “Non basta più puntare solo sui diritti tv – aggiunge Nepi – ma bisogna creare ricavi da ticketing, corporate, merchandising, licensing, food & beverage e da tutto ciò che rafforza il legame tra tifosi e brand”. Anche il dg della Fiorentina, Alessandro Ferrari, sostiene che oggi lo stadio rappresenti un “asset fondamentale per un club che vuole competere ad alti livelli”.

Tra pubblico e privato: la sfida degli investimenti

Ma l’ambizione si scontra con la realtà: chi paga? Una strada è quella della collaborazione tra pubblico e privato, che però lascia spazio all’incertezza. I progetti di ristrutturazione e costruzione di nuovi stadi si fondano principalmente su modelli di partenariato pubblico-privato (Ppp). “Le grandi infrastrutture come gli stadi – spiega Nepi – hanno una funzione privatistica per il club, ma anche pubblicistica per la città: generano valore, promozione, Pil, turismo e indotto”. Lo sviluppo di uno stadio moderno – prosegue – “deve nascere da una sinergia concreta tra pubblico e privato”.

Gli ostacoli storici e culturali: i casi di Firenze, Roma e Milano

La sfida intrapresa dall’Italia sui nuovi stadi deve poi fare i conti con le strutture storiche, progettate da grandi architetti come Pier Luigi Nervi per il Franchi di Firenze e il Flaminio di Roma. Senza dimenticare i grandi progetti che incontrano le resistenze dei comitati cittadini. È il caso di Roma: il nuovo stadio del club giallorosso dovrebbe sorgere a Pietralata, ma una fetta dei residenti è contraria. C’è poi Milano, con il passaggio di proprietà di San Siro a Milan e Inter, novembre 2025. Un nuovo stadio dovrebbe sorgere nella stessa area e la “Scala del calcio” sarà progressivamente demolita.

* di Pietro Bazzicalupi studente del Master in giornalismo della LUMSA

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