Leggere senza capire. I rischi dell’analfabetismo funzionale
“La difficoltà più grande dei ragazzi è diventata comprendere ciò che leggono”. Tiziana D’Avello insegna alle elementari e da anni osserva lo stesso fenomeno: studenti che sanno leggere ma non capiscono.
Che non si tratti di casi isolati lo dimostra l’ultimo rapporto Ocse sull’istruzione. In Italia il 37% degli adulti è analfabeta funzionale. Più di un italiano su tre sa leggere, ma non riesce a comprendere e usare un testo per “intervenire attivamente nella società”, proprio come recita la definizione cristallizzata dall’Unesco nel 1984.
Il Sud paga il prezzo più alto
Nel Paese la situazione non è omogenea. Nel Nord-Est la percentuale migliora rispetto alla media nazionale, superando gli standard Ocse. Invece, nel Mezzogiorno e nelle isole si supera il 50%. Numeri che riflettono disparità socio-economiche profonde.

Le conseguenze si vedono sul mercato del lavoro. “Persone con scarsa produttività generano tassi di occupazione più bassi”, spiega a Lumsanews Michele Pellizzari, docente di Economia del lavoro all’Università di Ginevra.
La trappola dell’ascensore sociale
Il problema si autoalimenta attraverso una mobilità sociale bloccata. Dei ragazzi nati in famiglie con un basso tasso d’istruzione – massimo la terza media – solo il 15% riesce a tagliare il traguardo universitario.
Ma le conseguenze non si fermano al lavoro. “La malcomprensione è un rischio per la democrazia”, avverte Chiara Saraceno, professoressa emerita di Sociologia dell’Università di Torino. “Le persone sono più vulnerabili alle fake news e allo sfruttamento”.
Anche chi riesce a diplomarsi o laurearsi non è immune. “Si ripete più o meno scimmiottando quello che si trova sui libri”, denuncia Massimo Arattano, primo ricercatore del Cnr. Mentre Marco Valentini, esperto di apprendimento strategico, evidenzia il rischio di “perdere la fiducia in se stessi”.
E poi c’è l’intelligenza artificiale. “I giovani non sono più abituati al ragionamento”, afferma la maestra D’Avello, “l’uso dell’IA può diventare un danno, se non guidato”.
Una scuola sottofinanziata
In tutto ciò viene da chiedersi dove sono le istituzioni. “Le risorse sono poche”, conferma D’Avello. I numeri le danno ragione: le spese totali per università e ricerca sono pari all’1% del Pil contro una media Ocse dell’1,4%.
Qualcosa però si muove. Esistono realtà che promuovono metodi di studio cuciti sulla persona. La campagna “Accendi la Tua Intelligenza” promossa dall’azienda “Genio in 21 giorni” e il team SaperCapire del Cnr punta a insegnare i “Fondamentali dell’Apprendimento”. I risultati sono incoraggianti. “Su più di mille studenti abbiamo osservato miglioramenti significativi di oltre l’80%”, racconta Valentini.
Nonostante i nuovi strumenti, una zona grigia resta. A scuola, al lavoro e nella vita quotidiana l’analfabetismo funzionale decide chi può partecipare e chi resta indietro. È anche da qui che passa il futuro del Paese.
di Sofia SIlveri ,studentessa del Master in giornalismo della LUMSA

