Rugby, media, società: il sogno azzurro di Alessandro Ferri
Disciplina, spirito di squadra e rispetto. Il rugby è uno sport intenso e complesso, in cui contatto fisico, forza e strategia si intrecciano continuamente. Ma è anche una disciplina di grande sostegno e lealtà reciproca, che unisce in modo profondo chi vive lo spogliatoio. Di questo, e molto altro, abbiamo parlato con Alessandro Ferri, giornalista e media manager delle nazionali femminili di rugby. Lo abbiamo incontrato alla LUMSA a margine di una lezione del corso di sociologia della comunicazione e teorie dei media, di cui è stato ospite e relatore d’eccezione.
Tra campo e comunicazione: dietro le quinte del rugby femminile
Prima di fare una panoramica sul rugby femminile, il racconto di Alessandro Ferri parte dal suo percorso e dal suo ruolo in FIR – Federazione Italiana Rugby: «Sono giornalista professionista dal 2023. In passato mi sono occupato di politica estera, jihad, terrorismo, servizi segreti e rugby, chiaramente. Gestisco la comunicazione del settore femminile della FIR, da un punto di vista interno, esterno, strategico, sportivo, istituzionale e corporate. Lavoro come media manager delle nazionali Under 18, Under 20 e maggiore».

Alessandro Ferri, Women’s Six Nations Championship
Un ruolo di grande responsabilità, in cui l’obiettivo è migliorare costantemente qualità e risultati: «I dati ci dicono che tutta la nostra community è perfettamente permeata e coinvolta nel nostro mondo. La sfida grande, per noi, è ampliare il nostro pubblico e rendere la nostra comunicazione sempre più accessibile, senza perdere qualità».
Uno dei principali temi legati al rugby è quello degli stereotipi, che spesso dipingono questo sport come “poco femminile”: «Stanno cadendo tantissimi pregiudizi che vedono uno sport come prettamente maschile o prettamente femminile per natura. La verità è che non esiste lo sport da uomo o lo sport da donna. Finalmente la società si sta rendendo conto che sta cambiando il paradigma e che sempre più donne si avvicinano a questo sport, perché non esistono realmente barriere».
E in questa inversione di rotta, il rugby sta giocando un ruolo da protagonista: «È uno sport inclusivo al massimo, perché è per tutte e per tutti: accoglie ogni tipo di persona, con qualsiasi tipo di storia e di vissuto. Si gioca in diversi contesti, su sabbia, erba sintetica, a 15, a 7, a 13, a 5: è uno sport adatto a tutti».
Ma il discorso, secondo Ferri, va oltre il singolo sport e riguarda soprattutto un tema culturale più ampio: «Non farei il discorso solo sul rugby, perché in Italia esiste un problema culturale. In Francia, ad esempio, la società è molto più abituata a seguire lo sport in generale e non solo il calcio. È un Paese dove il rugby ha grande seguito. Questo dipende da un percorso culturale, dall’apertura alla varietà degli sport. In Italia, invece, siamo molto legati al risultato: se il calcio va male, gli ascolti calano. Serve ragionare più in termini di percorso che di risultato».
Dalla Nazionale alla LUMSA
«L’incontro con gli studenti di Scienze della comunicazione della LUMSA è stato un momento di dialogo e scambio. Confrontarsi con gli studenti è sempre un onore. È fondamentale restituire ciò che ti è stato dato nei momenti di formazione, condividere il proprio know-how e, allo stesso tempo, scambiarsi idee e punti di vista», ammette Ferri. «Quando sono uscito mi sono sentito veramente arricchito. È stato interessante, molto bello. Sono davvero contento, perché nella frenesia quotidiana trovare il tempo per restituire qualcosa a qualcuno è una cosa preziosa».
Quello di Alessandro Ferri è un sogno che accomuna tanti appassionati di sport. Un sogno azzurro che prende forma ogni giorno tra responsabilità, lavoro e appartenenza. «Indossare questi colori e rappresentare la Nazionale è un grande onore, a volte mi fermo a pensare a quanto sia un privilegio. È davvero un sogno: capisci di far parte di qualcosa di unico, di una collettività a cui senti di appartenere. È qualcosa di straordinario».
Un racconto che unisce campo, comunicazione e senso di appartenenza e che restituisce il ritratto di uno sport in costante trasformazione. Dentro e fuori dal rettangolo verde. Quello di Alessandro Ferri più che un ruolo da ricoprire, sembra una missione di vita: dare voce a un movimento che cresce, passo dopo passo, meta dopo meta.

