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Il potere degli slogan nella politica

Si può davvero lasciare il segno con poche parole? La risposta è sì, e lo si fa attraverso gli slogan. Brevi, incisivi, immediati: gli slogan sono tra gli strumenti comunicativi più potenti mai utilizzati dall’uomo, soprattutto in ambito politico.

Secondo l’Oxford Languages, uno slogan è una “frase concettosa e sintetica, orecchiabile e suggestiva, destinata a rimanere impressa nella mente e a persuadere l’ascoltatore, usata specialmente nella propaganda politica e nella pubblicità”. Una definizione che racchiude perfettamente il suo scopo principale: comunicare molto, dicendo poco.

Nella politica contemporanea, dominata da tempi rapidi, attenzione frammentata e messaggi semplificati, essere d’impatto non è un’opzione, ma una necessità. Partiti e istituzioni hanno il compito di lasciare un messaggio chiaro, riconoscibile e coerente. Ed è qui che entra in gioco lo slogan politico.

Prima dello slogan: il linguaggio della politica classica

Lo slogan fa il suo ingresso in ritardo nella storia delle Scienze politiche. Non ne aveva certamente avuto bisogno Platone e Aristotele nel mondo greco, né Cicerone, Seneca o l’imperatore Adriano al tempo dell’antica Roma, né tantomeno alla fine del ’600 Ugo Grozio, il padre del giusnaturalismo, o T. Hobbes e J. Locke, fondatori delle scienze politiche. Tutti costoro nei loro scritti si rivolgevano ad un pubblico di intellettuali esperti e più che convincere occorreva spiegare; all’epoca non c’erano elettori ma uomini che avrebbero potuto esserlo se ci avessero creduto, ma erano pochi.  

Lo slogan come “grido di battaglia”

Gli slogan politici sono frasi brevi e memorabili utilizzate nelle campagne elettorali per riassumere il messaggio centrale di un partito o di un candidato. Servono a mobilitare gli elettori, a esprimere ideali, a creare identificazione e a distinguersi dagli avversari. Spesso fanno leva su valori universali come il cambiamento, la speranza, la sicurezza o il patriottismo. Non a caso, il termine “slogan” deriva dal gaelico sluagh-ghairm, che significa “grido di guerra”. In politica, questi motti funzionano proprio come grida di battaglia moderne: semplici, ripetibili, capaci di unire e di orientare.

La svolta di Roosevelt  

Fu in America, durante il New Deal, che lo slogan cominciò a penetrare nel mondo della politica e a cambiarla per sempre. In un periodo difficilissimo per il paese, la grande preoccupazione per il presidente Roosevelt era di intervenire sul dissesto finanziario; in quei giorni durissimi per l’America egli capì che occorreva ripristinare la fiducia, perciò indisse una conferenza stampa, impressionando i giornalisti, grazie alla sua schiettezza e alla sua verve. Tenne anche il primo dei suoi discorsi radiofonici alla nazione che concluse con queste parole: «Insieme non possiamo fallire». Era l’inizio di una nuova comunicazione politica. 

Slogan politici esteri memorabili 

Negli anni sono stati creati molti slogan che hanno caratterizzato la storia politica del paese; non si possono non citare “Ich bin ein Berliner” di John F. Kennedy (1963), potente gesto di solidarietà verso Berlino Ovest, “It’s Morning in America” di Ronald Reagan (1984), metafora della ripresa economica statunitense, “Yes We Can” di Barack Obama (2008), emblema di ottimismo e cambiamento, “Make America Great Again” di Donald Trump (2016), slogan identitario e nazionalista, “From the river to the sea, Palestine will be free”, slogan palestinese legato all’autodeterminazione, ma anche fortemente controverso.

Gli slogan italiani che hanno fatto la storia

Nel panorama italiano non mancano gli esempi, anzi gli slogan sono diventati veri e propri simboli di un’epoca: da “Veni, vidi, vici” (Venni, vidi, vinsi) usata per descrivere una vittoria fulminea di Cesare, o “Alea iacta est(Il dado è tratto) per indicare un punto di non ritorno, attraversando il Rubicone, altri slogan sono entrati nella memoria collettiva: Credere, obbedire, combattere”, motto del fascismo italiano o “Rialzati, Italia!”, slogan di Forza Italia, legato all’idea di ripresa nazionale.

In sintesi, lo slogan è la sintesi emotiva di un programma complesso: non spiega tutto, ma promette, suggerisce e orienta.

Il filo rosso della coerenza

Ciò che accomuna tutti questi esempi, italiani e internazionali, è un elemento fondamentale: rimanere impresso nella mente e persuadere l’ascoltatore. Per questo lo slogan è diventato così importante: prima c’era il lettore che costruiva il suo pensiero partendo dalle idee e dai concetti espressi a parole, ora c’è un tweet: tutto va di fretta, tutto è diventato superficiale, uno slogan è il titolo dell’idea, ma uno slogan funziona davvero solo quando è allineato con l’identità del partito, con il linguaggio del leader e con le aspettative del pubblico a cui si rivolge.

In politica, come nella comunicazione in generale, non vince chi parla di più, ma chi riesce a farsi ricordare. E spesso, per farlo, bastano poche parole.

Margherita Pastorello

Studentessa in marketing e Comunicazione. Appassionata di Politica, diritto internazionale e diritti dell’infanzia.

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