Sotto shock, taser a processo
Figlio del Decreto Sicurezza del 2018 targato Matteo Salvini, il taser è uno strumento di dissuasione e immobilizzazione “non letale”, che entra nella dotazione ordinaria di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza quattro anni dopo. Dal 2023 l’arma si scontra con casi di morte avvenuti in seguito al suo utilizzo. Ad oggi, in Italia, sette in tutto.
“Nessun rischio. Oltre mille studi garantiscono sicurezza”
Con entrate economiche di quasi 700 milioni di dollari, a produrre e distribuire i taser è l’azienda americana Axon. Leader mondiale nel settore delle tecnologie per la sicurezza, ha finanziato gran parte degli studi sullo strumento che ne garantiscono affidabilità medica. In ogni caso, come chiarisce Luca Mascelloni, country manager di Axon, “esistono oltre mille studi che confermano la loro sicurezza”. In Italia, durante la fase di sperimentazione, l’Istituto superiore di sanità ha svolto test medici per conto del Ministero dell’Interno “che hanno escluso rischi significativi per i portatori di pacemaker”, categoria considerata a rischio da chi critica i dispositivi. Conclusioni confermate anche dal servizio sanitario della Polizia di Stato. Del resto, le ultime autopsie sui casi sospetti hanno smentito la mortalità del taser.
I limiti delle autopsie e le persone vulnerabili
Per i medici forensi, tuttavia, dimostrare la correlazione tra la scarica elettrica rilasciata dispositivo e il decesso potrebbe essere più difficile di quel che sembra, come puntualizza Maurizio Santomauro, docente della scuola di specializzazione in cardiochirurgia dell’Università Federico II di Napoli. “Nel caso di una persona malata e che ha già avuto un infarto, il medico forense troverà i segni del vecchio infarto e non quelli dell’aritmia provocata dal taser”, spiega. Esistono soggetti vulnerabili all’uso dell’arma. “Ad esempio, le persone con malattie pregresse e che hanno avuto episodi di infarto, o chi ha anomalie aritmogene”. Ma anche chi assume psicofarmaci, alcol e stupefacenti. “In questi casi la corrente elettrica dell’arma potrebbe indurre un’aritmia, fino ad arrivare a una forma pericolosa per la vita: la fibrillazione ventricolare”.
Mentre il taser si diffonde, i manuali operativi restano fermi
Ad agitare è la narrazione di un’arma a rischio zero, che scorre accanto a una crescente tendenza a distribuire lo strumento. Il Decreto Milleproroghe del 2025 ha esteso la sua sperimentazione alle polizie locali dei Comuni con meno di 20 mila abitanti. Coinvolgendo, quindi, personale non impegnato direttamente in compiti di pubblica sicurezza. A sollevare dubbi, poi, sono le procedure operative degli agenti, non aggiornate dal 2018 e, per alcuni, migliorabili.
Defibrillatore portatile per gli agenti in servizio
Come spiega il cardiochirurgo Santomauro, infatti, “una volta iniziato l’arresto cardiaco, è necessario agire in pochi minuti”. Spesso le ambulanze non riescono ad arrivare in tempo sul posto. Poiché gli agenti, al momento dell’intervento, non conoscono il quadro clinico della persona fermata, bisognerebbe “rendere obbligatorio il defibrillatore portatile per le squadre che hanno in dotazione il dispositivo”. In questo modo, all’arrivo dei soccorsi, il soggetto potrebbe “essere trasportato vivo in ospedale”.
di Sofia Landi
* Studentessa del Master in giornalismo della LUMSA

