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Studiare, competere, vincere: lo sport universitario e il “modello LUMSA”

“Mens sana in corpore sano”, recita un’antica massima di origine latina. Quando, tra il I e il II secolo d.C., Decimo Giunio Giovenale scriveva queste parole nelle sue Satire, difficilmente avrebbe immaginato che esse si sarebbero trasformate in un vero e proprio motto capace, in epoca moderna, di simboleggiare l’ideale di equilibrio psicofisico. Il messaggio è semplice: la salute fisica è fondamentale per il benessere mentale. E viceversa. È anche per questo che, sin dal Novecento, la pratica sportiva è divenuta uno snodo cruciale nella formazione accademica di milioni di studenti in tutto il mondo. Questa nuova cultura sportiva affonda le sue radici negli Stati Uniti, i primi a riconoscere il valore educativo dello sport e a esportare il modello, contribuendo alla sua diffusione su scala globale.

Il modello dello sport universitario americano

Lo sport è un vero e proprio culto all’interno del sistema educativo americano, dai primi anni di scuola all’università. Ogni anno circa 450.000 studenti universitari competono in 23 discipline sportive collegiali, molti dei quali beneficiano di fondi stanziati sotto forma di borse di studio per meriti sportivi. A gestire questa imponente macchina organizzativa è la NCAA (National Collegiate Athletic Association). Con sede a Indianapolis, essa è l’ente no-profit che regola l’attività dei cosiddetti student-athletes e delle squadre sportive di quasi 1.300 università americane e canadesi. La NCAA suddivide gli atenei in tre divisioni — Division I, Division II e Division III — ciascuna con proprie caratteristiche organizzative ed economiche.

La NCAA, tuttavia, non si occupa esclusivamente degli aspetti agonistici. Al centro del suo sistema vi è la preparazione accademica degli atleti, che devono rispettare specifici requisiti scolastici per poter accedere alle agevolazioni previste. Gli studenti-atleti sono supportati da tutor e figure professionali incaricate di aiutarli a bilanciare gli impegni sportivi con quelli universitari.

Un ulteriore elemento distintivo dello sport universitario americano è il suo enorme impatto economico e mediatico. Le competizioni collegiali, in particolare quelle di Division I, attirano milioni di spettatori, generano ingenti introiti derivanti da diritti televisivi e sponsorizzazioni, oltre a rappresentare una fondamentale fonte di visibilità e prestigio per le università coinvolte.

Ad affiancare la National Collegiate Athletic Association operano anche la National Junior College Athletic Association (NJCAA) e la National Association of Intercollegiate Athletics (NAIA). Realtà che, per molti giovani atleti, rappresentano un vero e proprio trampolino di lancio verso l’accesso alla NCAA. La NCAA stessa diviene poi una vetrina privilegiata per il grande salto verso il professionismo. Sono, infatti, innumerevoli gli studenti-atleti che, dopo l’esperienza universitaria, approdano nei principali campionati professionistici americani, come MLB, NFL, NBA e MLS.

Proprio in riferimento alla Major League Soccer risulta emblematico il caso dell’italo-americano Giuliano Fravolini Whitchurch. Cresciuto nel programma calcistico della Princeton University, è stato recentemente selezionato dai Los Angeles FC nel SuperDraft 2026. Questo esempio dimostra come il sistema universitario, negli USA, ricopra un ruolo centrale non solo nella formazione accademica, ma anche in quella agonistica degli atleti.

Lo sport nelle università italiane

In Italia, il primo evento di sport universitario risale al 1922, quando un gruppo di studenti, ispirandosi ai colleghi francesi, organizzò la prima Olimpiade Universitaria. Quella che inizialmente poteva apparire come un’iniziativa episodica pose in realtà le basi per un movimento destinato a crescere e strutturarsi nel tempo.

Nel secondo dopoguerra, nel 1946, fu fondato il Centro Universitario Sportivo Italiano (CUSI). L’obiettivo era proseguire e riorganizzare le iniziative di promozione dell’attività fisica sviluppate dai Gruppi Universitari Fascisti (GUF). L’anno successivo si svolsero i primi Campionati Nazionali Universitari (CNU). Da allora nacque una tradizione sportiva che continua ancora oggi.

Il CUSI ha sempre garantito agli studenti-atleti la possibilità di praticare sport all’interno del contesto accademico. Nelle sedi universitarie sono stati istituiti i Centri Universitari Sportivi (CUS). Questi centri, quando possibile, realizzano e gestiscono anche impianti sportivi. Attualmente i CUS attivi in Italia sono 48, alcuni con una partecipazione molto elevata.

Il sistema CUS coordina le iniziative sportive a livello locale e nazionale. Tra le discipline più praticate ci sono nuoto, pesistica, pallavolo, pallacanestro, arti marziali e atletica leggera. L’offerta sportiva si estende ormai a quasi tutte le discipline agonistiche.

Oggi, quasi tutti gli atenei italiani, statali e non statali, offrono borse di studio per studenti-atleti agonisti. Questo favorisce lo sviluppo della cosiddetta dual career. In questo modello, una parte del curriculum segue i normali corsi universitari, mentre l’altra è dedicata alla pratica sportiva ad alto livello. Gli studenti-atleti possono così frequentare le lezioni e portare avanti la propria carriera sportiva, con l’obiettivo di competere ai massimi livelli.

Il “modello LUMSA”

Negli ultimi anni, anche il nostro Ateneo ha promosso l’attività sportiva. Nel 2019 l’Università LUMSA ha creato LUMSA Sport United, una società dilettantistica che vede lo sport come strumento di formazione integrale.

L’iniziativa mira a sviluppare e diffondere la pratica sportiva come strumento di formazione psico-fisica e morale, in linea con quanto previsto dall’articolo 1 dello Statuto dell’Ateneo, che riconosce nello sport un mezzo educativo capace di contribuire alla crescita personale, sociale e valoriale degli studenti.

Le attività sportive dell’Università LUMSA si sviluppano principalmente lungo tre direttrici fondamentali: la promozione dell’attività sportiva tra studenti e studentesse nel rispetto della persona e dei principi del fair play; la programmazione delle attività sportive dell’Ateneo all’interno del sistema universitario; e lo sviluppo di un impegno culturale volto ad analizzare i riflessi educativi dello sport nella società contemporanea e nel mondo giovanile.

In linea con l’indirizzo strategico delle istituzioni universitarie riunite nel CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano), la LUMSA promuove attività sportive e ricreative in stretta connessione con la ricerca, la didattica, la formazione culturale e civile e la crescita della società.

LUMSA Sport United è affiliata al CSI (Centro Sportivo Italiano), ente di promozione sportiva con il quale ha sottoscritto un accordo-quadro che consente di offrire non solo un ampio e articolato panorama di attività sportive, ma anche significative opportunità di stage e collaborazione sul piano culturale ed educativo. Attualmente, il progetto comprende diverse discipline, tra cui calcio, calcio a cinque, padel, tennis e pallavolo mista.

In questo modo, la LUMSA si inserisce attivamente nel panorama dello sport universitario, promuovendo un modello che valorizza lo studente nella sua interezza. Lo sport universitario rappresenta oggi un pilastro fondamentale nella formazione degli studenti. Dai casi presi in esame emerge una visione condivisa: lo sport non è solo competizione, ma educazione, crescita e costruzione di valori. Lo studente-atleta è così chiamato a formarsi come professionista e come individuo, in un equilibrio sempre più centrale nel mondo universitario contemporaneo.

Christian Mancini

Studente di Giornalismo, relazioni pubbliche e digital media. Giornalista pubblicista, con all’attivo diverse collaborazioni nazionali e internazionali.

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