Attualità

Les Morts de la Rue, il collettivo del funerale agli ultimi

A Parigi, il collettivo Les Morts de la Rue (“I morti della strada”) organizza i funerali per persone che hanno vissuto senza fissa dimora. L’associazione, che fa proprio lo slogan “Vivere per strada uccide!”, spezza così il circolo dell’anonimato che ha accompagnato queste persone durante la loro vita, restituendo loro una storia, nonché un rito funebre dignitoso.

La nascita di Les Morts de la Rue

Il collettivo, come si legge sulla relativa pagina web, è stato fondato nel 2003 su iniziativa dell’associazione Aux captifs, la libération (“Ai prigionieri, la liberazione”). L’obiettivo è quello di rompere il silenzio che circonda le morti dei clochard e, soprattutto, di sensibilizzare sul tema l’opinione pubblica e le istituzioni. Nel corso degli anni, altre associazioni impegnate nel sostegno a persone in condizioni di precarietà si sono unite all’iniziativa, contribuendo a rafforzare l’impatto complessivo del progetto. 

Le azioni del Collettivo

Ma come viene raggiunto questo obiettivo? Prima di tutto, cercando di quantificare il fenomeno. Collegandosi al sito web del collettivo, infatti, il visitatore trova subito disponibili due dati: il numero dei decessi di senzatetto registrati in Francia nel 2025 e nel 2026 (rispettivamente 945 e 105). Diffondere le stime significa diffondere consapevolezza su una situazione capillare e tutt’altro che marginale. Diffondere consapevolezza, a sua volta, significa risvegliare attenzione ed empatia. Dopotutto, il disinteresse generalizzato verso le persone senza fissa dimora deriva da problematiche sociali, politiche e istituzionali. I passaggi successivi sono di tipo più concreto: accompagnare i defunti, per assicurare loro un rito funebre dignitoso; organizzare momenti di ritrovo, durante i quali ricordare i nomi delle persone scomparse; raccontare la loro storia (quando è possibile ricostruirla); offrire supporto e assistenza psicologica, morale e logistica ai loro parenti e amici. 

Decostruire il privilegio

Imbattersi in una persona che vive per strada è, oramai, una certezza quotidiana per ognuno di noi. È indubbio che il fenomeno dei clochard sia stratificato e derivi da molteplici fattori, senz’altro difficili da risolvere. È altrettanto sicuro, tuttavia, che quando le istituzioni ignorano e dimenticano, la società civile ha l’occasione di riequilibrare l’asse del potere. Associazioni come Les Morts de la Rue dimostrano la forza delle realtà “dal basso” e l’importanza di uscire dalla lente del privilegio. Avere una casa, un lavoro e una stabilità sociale è una grande fortuna. Le persone senza fissa dimora hanno perso quella fortuna o non l’hanno mai avuta. Ricordare che, su quella strada, c’è una persona che non è diversa da noi, rispetto alla quale non siamo migliori – ma solo più privilegiati – è ciò che fa la differenza.

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