“Considerate se questo è un uomo”

Il fenomeno del caporalato

“Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no”. 

A chiunque è possibile riconoscere queste parole: sono tratte da “Se questo è un uomo” di Primo Levi e inevitabilmente portano alla mente la Shoah, i campi di concentramento.

Queste stesse parole, però, potrebbero essere usate anche oggi, più di settant’anni dopo, riguardo al fenomeno del caporalato. 

Definizione di caporalato

Il caporalato è una forma illegale di reclutamento e organizzazione della manodopera, che avviene attraverso l’azione di caporali, intermediari che assumono, per conto dell’imprenditore, lavoratori, senza rispettare le norme salariali e di collocamento.

Caporalato e immigrazione

Solitamente questo fenomeno è molto diffuso nelle fasce più disagiate della popolazione e spesso costituisce l’ultima fase del processo migratorio. Infatti, il fenomeno del caporalato si è ancor più diffuso con i recenti movimenti migratori provenienti dall’Africa Settentrionale e Subsahariana.

I migranti dopo aver perso le proprie risorse materiali, provano un senso di smarrimento, che, nel processo migratorio, corrisponde alla fase del displacement. Proprio durante questa fase, il migrante, impossibilitato a trovare un lavoro attraverso mezzi legali, decide di affidarsi al caporale.

Andando contro la legge, il caporale garantisce al migrante sostentamento e in cambio pretende di sfruttare e sottopagare il lavoratore. In questo modo, i migranti finiscono dentro i circuiti di sfruttamento del caporalato, dai quali non facilmente riescono a liberarsi. 

Non sono solo gli uomini a rimanere coinvolti: le donne sono spesso costrette alla prostituzione; i bambini vengono venduti oppure sfruttati per spacciare sostanze stupefacenti. Ai caporali non interessa chi hanno davanti, vedono in queste persone solo merce da sfruttare.

Agromafie e contrasto al caporalato

Il fenomeno del caporalato è strettamente collegato con quello delle agromafie. I caporali, infatti, reclutano persone per impiegarle soprattutto nel settore agricolo e agroalimentare. 

Soprattutto in Puglia e Calabria, il fenomeno è estremamente diffuso e sono tanti i casi che giungono alla nostra attenzione attraverso le inchieste giornalistiche che sempre di più trattano questo argomento. Infatti, se fino a qualche tempo fa il caporalato era un fenomeno spesso ignorato, nel 2011 lo Stato italiano, con l’articolo 12 della legge 138, ha introdotto nel Codice Penale il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il 29 ottobre 2016, infine, è stata approvata una specifica legge, la n. 199, proprio per il contrasto al caporalato.

Nonostante l’efficace apparato sanzionatorio della legge, i dati mostrano un aumento delle irregolarità connesse al reato del caporalato. Infatti, la maggiore criticità risiede principalmente nell’intermediazione, mascherata da forme solo in apparenza legali.

Una pratica ancora troppo comune

Dunque, le parole di Primo Levi citate inizialmente non ci saranno estranee almeno fino a quando uomini che lavorano nel fango, che non conoscono pace, che lottano per un pezzo di pane, moriranno per il sì o per il no di un caporale.

Silvia De Francesco

Studentessa di Scienze Politiche e Internazionali. Tra una lezione e l’altra scrivo, ricamo, scatto fotografie e viaggio il più possibile. Tutto con un pizzico di entusiasmo e curiosità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.