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La guerra in Medio Oriente frena il terziario in Italia

Si parla spesso di come la guerra in corso in medio oriente influenzi la nostra vita, soprattutto per quanto riguarda il costo della benzina, ma si parla troppo poco dell’incidenza sul settore terziario italiano. 

Turismo

Secondo le stime del World Travel & Tourism Council riportate dal Financial Times e da Sky Tg24 si registra una perdita di 600 milioni di dollari di mancate entrate nel turismo mondiale proprio a causa del conflitto in corso, dato aggiornato a Marzo 2026. Mentre in Italia secondo le previsioni dell’osservatorio Fiavet Confcommercio in media il fatturato per agenzia si è ridotto di circa 71 mila euro nelle vacanze pasquali, mentre se consideriamo tutto il periodo primaverile le perdite arrivano oltre i 200 milioni. Questo è dovuto soprattutto alla cancellazione dei voli e dello spazio aereo sopra i paesi mediorientali, dove fanno scalo molti voli per l’Italia. Rispetto ad altri paesi come Emirati Arabi Uniti o altri paesi del golfo, ma anche Cina e Taiwan, il turismo italiano subisce meno l’impatto della guerra, non essendo protagonista della guerra, come ripetuto dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni. Però è altrettanto chiaro che la paura delle conseguenze che l’organizzazione di un viaggio può portare nell’anno corrente fa sì che ci sia molta indecisioni tra i turisti. Dall’altro lato l’Italia e in generale l’Europa potrebbero cogliere l’occasione dell’impossibilità di raggiungere le destinazioni classiche come Dubai, per aggiungere al proprio, anche il turismo che non può accogliere il medio-Oriente per la nota situazione internazionale. Bisognerà attendere gli sviluppi estivi per avere un’idea più chiara di quali saranno i numeri della stagione turistica italiana.

Il resto del settore terziario

Secondo il Corriere della Sera, un altro importante tema da considerare è quello della diminuzione degli investimenti da parte delle imprese. Come detto da Fabio Nocentini in un’intervista proprio al Corriere della Sera il mercato sta subendo un rallentamento a causa della riduzione delle merci in flusso, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, il che rende difficile decidere se aprire fabbriche o attività. Sempre secondo questo approfondimento i settori più colpiti (oltre a gas e petrolio) sono quello delle fabbriche di acciaio, alluminio, carta, fertilizzanti e di semiconduttori che in gran parte provengono dal Qatar. nche la moda soffre a causa della mancanza di esportazione dei prodotti. Inoltre, sempre rimanendo nel settore terziario, più in particolare su quello che riguarda i servizi di salute, soffrono la chimica e la farmaceutica. 

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