Maschiveri: per una virilità moderna
Maschiveri, la nuova serie Netflix prodotta da Matteo Rovere e diretta da Matteo Oleotto e Letizia Lamartire, offre un racconto che rompe gli schemi, mettendo in discussione i cliché machisti radicati nella nostra cultura. È la storia di quattro amici alle prese con una serie di problemi familiari e personali segnati dal difficile rapporto tra maschile e femminile nella società di oggi.Il primo, un manager di successo, perde il lavoro a causa di una donna; il secondo scopre che la moglie lo tradisce con il personal trainer più giovane; il terzo, traditore seriale, entra in panico quando la fidanzata gli propone la coppia aperta; il quarto affronta un divorzio complesso che lo mette di fronte ai propri limiti emotivi e al suo ruolo di padre. Ognuno di loro si ritrova costretto a ridefinire la propria identità maschile di fronte a un mondo femminile che non è più terreno di conquista ma spazio di confronto.
La necessità di un nuovo paradigma maschile
La serie, intrecciando ironia e riflessione, invita a interrogarsi sul significato che la parola “virilità” dovrebbe assumere oggi, un termine ancora troppo spesso confuso con aggressività, oppressione e dominanza. Un modello ormai distante dalla contemporaneità, che considera la violenza come uno strumento di imposizione. Come osserva lo psichiatra Vittorino Andreoli, la forza dell’uomo moderno non risiede più nel dominio fisico, ma nella capacità di entrare in relazione empatica con il mondo.
Il ruolo della donna e l’equilibrio sociale
Il percorso di emancipazione femminile ha trasformato la società. Maschiveri non cade nell’errore di rappresentare l’uomo come vittima di questo cambiamento: sottolinea invece come la vera equità richieda uomini consapevoli e donne forti, capaci di dischiudere uno spazio comune in cui il potere non sia esercitato come strumento di prevaricazione, ma come responsabilità relazionale.
Come scriveva Simone de Beauvoir, “non si nasce donne, lo si diventa”. Oggi potremmo dire che non si nasce uomini, ma lo si diventa, nella misura in cui si supera la rigidità del modello machista per costruire un rinnovato paradigma maschile fondato su capacità intellettive, riflessive e comunicative che vada oltre la mera affermazione di uno status quo fine a se stesso. Maschiveri mostra come la conquista femminile di nuovi spazi professionali e sociali non tolga nulla al maschile se questo è in grado di ridefinire la propria dimensione di realizzazione personale.
Oltre il politicamente corretto
Un ulteriore aspetto rilevante della serie è la critica al “politicamente corretto” portato all’esasperazione. Se da un lato il rispetto e l’inclusione sono valori imprescindibili, dall’altro Maschiveri evidenzia come il timore costante di sbagliare linguaggio rischi di produrre una vera e propria paralisi comunicativa. A tal proposito, il filosofo Byung-Chul Han parla di “società della trasparenza” come nuova forma di controllo sociale, e la serie riflette proprio su questo rischio: la moralizzazione continua senza un percorso reale di trasformazione interiore.
Maschiveri è più di una serie. È un invito per ogni uomo a compiere un passo indietro rispetto alla retorica del “padre padrone” e un passo avanti verso una virilità consapevole, matura e libera dalla sindrome di Napoleone. Perché, come sosteneva Erich Fromm, la vera forza di un uomo non sta nella capacità di dominare, ma in quella di amare e produrre valore con la propria mente e il proprio cuore.

