Matrimonio in pandemia

Non amano coloro che non dimostrano il loro amore ” (William Shakespeare).

I dati

La pandemia ha fermato le nozze. Secondo i dati ISTAT crollano anche i divorzi, le separazioni e le unioni civili. 

Nell’anno pre covid, il 2019, sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6,0%) ma nel 2020 il calo è arrivato fino all’80% del secondo trimestre. 

L’Italia è anche uno dei Paesi dove più volentieri vengono da ogni parte del mondo a celebrare le nozze: nel 2019 ci sono stati 9.018 matrimoni di stranieri con 226.000 presenze e un fatturato di 486 milioni di euro. L’anno scorso questo giro di affari è sceso a 35,5 milioni.

La crisi

La crisi generata dal Covid ha provocato il crollo del fatturato e stravolto i bilanci delle 80 mila aziende e cooperative che operano nel settore dei festeggiamenti delle nozze. Il giro d’affari dei matrimoni in Italia si assesta sui 15 miliardi di euro l’anno e occupa 1 milione di lavoratori dell’indotto. Lo stop alle cerimonie ha colpito, oltre a tanti artigiani, anche liberi professionisti e lavoratori stagionali come stilisti, truccatori, parrucchieri, camerieri, chef, fioristi, fotografi, videomaker, musicisti, animatori e attrezzisti.

La ripartenza e le norme di comportamento

L’Italia attende quindi impazientemente il 15 giugno, data in cui il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 maggio prevede la ripartenza delle feste anche al chiuso, comprese quelle che si svolgono dopo cerimonie civili e religiose come i matrimoni.

Ci sono, com’è facile immaginare, protocolli particolari per i banchetti (anche se non è necessaria la figura del “covid manager”). Agli ospiti verrà infatti richiesto di esibire il cosiddetto green pass, un certificato che spetta a chi è stato vaccinato contro il Covid-19 oppure ha avuto il Covid ed è guarito, o a chi si è sottoposto a tampone molecolare con esito negativo nelle 48 ore precedenti la festa. Per 14 giorni dovrà essere conservato l’elenco dei partecipanti per garantire la tracciabilità se si verificassero dei casi positivi tra gli intervenuti. Il numero degli ospiti non ha un tetto massimo ma dev’essere correlato alla capienza del locale; si mantengono per i ristoranti le regole note: mascherina quando ci si alza, non più di quattro persone assieme, salvo che non siano conviventi e almeno 2 metri di distanza tra i tavoli.

Regole precise anche per il buffet: dovrà essere servito da personale incaricato senza che gli ospiti tocchino i cibi comuni sul tavolo. Il self service è consentito solo se ci sono porzioni monodose. Infine le bomboniere dovranno essere distribuite direttamente dagli sposi.

Se c’è musica dal vivo, i gruppi dovranno essere ad almeno tre metri di distanza dal pubblico, a meno di barriere anti-droplet vicino al microfono. Gli intervenuti potranno ballare solo all’esterno e ognuno dovrà avere almeno 1,2 metri quadrati a disposizione. Gli eventi in spazi interni sono possibili solo in area bianca: in questo caso è necessario che ogni ospite abbia 2 metri quadrati a disposizione. Deve essere comunque potenziato il ricambio d’aria all’interno del locale.

Nonostante tutto…

Ma se la pandemia ha impedito i consueti festeggiamenti nuziali non ha però ostacolato l’amore: c’è chi ha scelto di sposarsi ugualmente optando per una cerimonia sussurrata anziché gridata. Questa è stata la scelta fatta anche da Adele e Braian il 21 aprile 2021. Una giornata intensa e ricca di frammenti di felicità alla quale anch’io ho partecipato, al di là delle mascherine e del distanziamento sociale, con la mia Canon, in una speciale riunione di famiglia. Ho avuto la sensazione di aver fotografato nei volti la speranza e la fiducia nel futuro.

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