USA, proposta shock: “Revocare il diritto di voto alle donne”
L’esistenza di una costituzione che protegga i diritti degli individui è fondamentale in ogni Stato che si possa definire di diritto. Cosa succede se questi capisaldi iniziano a essere percepiti come modificabili? È ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, dove alcuni pastori estremisti cristiani, specialmente il texano Joel Webbon, propongono di revocare il diritto di voto alle donne — diritto garantito dal diciannovesimo emendamento.
Il movimento Ricostruzionista Cristiano
Webbon è una figura di spicco della frangia più radicale del movimento nazionalista cristiano, noto come “Ricostruzionismo Cristiano”. Questo movimento, sviluppatosi negli Stati Uniti tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, porta avanti due visioni principali interconnesse tra loro. La prima visione vede i cristiani come coloro che dovrebbero governare tutte le sfere della società. La seconda visione, di conseguenza, porta avanti l’idea che tutte le nazioni (Stati Uniti in particolare) dovrebbero essere governate nel rispetto delle leggi bibliche. Il Codice civile dell’Antico Testamento, dunque, sarebbe la base per la legislazione moderna. È a quest’ultimo punto che si lega la proposta di revoca del diritto di voto alle donne attraverso l’abrogazione del diciannovesimo emendamento.
Il voto familiare
Webbon ha sostenuto la sua contrarietà al suffragio femminile in diverse piattaforme online. In un post su X, ad esempio, ha scritto che “il diciannovesimo emendamento è stata una cattiva idea”. Secondo il pastore texano, le donne sono maggiormente inclini a votare per politiche sociali più progressiste, guidate dalla propria natura empatica. Una natura che, a suo dire, le renderebbe facili da ingannare politicamente. Gli uomini, invece, esprimono il proprio voto solo sulla base di elementi oggettivi. Queste differenze, se inserite nel contesto matrimoniale, danneggiano l’unità familiare. Marito e moglie, infatti, si troverebbero spaccati da posizioni politiche diverse. Nel caso in cui, di contro, la moglie dovesse esprimere lo stesso voto del marito, questo sarebbe superfluo. Qual è la soluzione migliore per Webbon? Il voto familiare. Il capofamiglia è l’unico che deve esercitare il diritto di voto. Così facendo, l’unità familiare è integra e la donna è sollevata dal peso decisionale che il voto comporta — un peso che solo l’uomo può sopportare —, consentendole di concentrarsi unicamente sulla vita privata e domestica.
Il rischio della sottovalutazione
È chiaro che siamo di fronte a posizioni particolarmente estremiste, le quali risultano inconcepibili per la maggior parte della popolazione. Ma è proprio per questo che non bisogna commettere il rischio di sottovalutare ciò che emerge. La proposta di abrogazione, infatti, è stata rilanciata anche dall’attuale Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. La storia ci ha insegnato, purtroppo, che l’idea più impensabile può trasformarsi velocemente in credo.

