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La repubblica della soia, tra profitto e tensioni sociali 

La “Repubblica della soia” è una regione fantasma che si estende per cinquanta milioni di ettari tra Paraguay, Uruguay, Argentina, Brasile e Bolivia. In questo immenso spazio, infatti, vige la monocultura della soia geneticamente modificata (“transgenica”). Il prodotto viene poi esportato verso i mercati mondiali (in particolare in Cina) e usato per la produzione di mangimi per animali. Secondo i sostenitori dell’“agrobusiness”, i quali guardano all’agricoltura come a un sistema industriale modellato sulle logiche del profitto e dominato dalle grandi multinazionali, esso rappresenterebbe nell’economia globale il progresso e l’integrazione del Sud America. Eppure, come mette in luce il documentario Green is the new red (‘Il verde è il nuovo rosso’), realizzato dalla regista italo-paraguayana Anna Recalde Miranda, le conseguenze sociali e ambientali date dalla monocultura nei paesi coinvolti — specialmente, per l’appunto, in Paraguay — non sono ignorabili.

Le conseguenze ambientali

In Paraguay, paese in cui si concentra il racconto di Anna Recalde Miranda, la soia occupa la stragrande maggioranza delle terre coltivabili — circa il 94%. La prima conseguenza è di carattere ambientale. Per fare spazio ai campi di soia, aree come l’Amazzonia hanno subìto una grave deforestazione che ha danneggiato l’ecosistema e l’habitat di migliaia di animali. Non bisogna poi trascurare la contaminazione idrica conseguente all’uso intensivo di erbicidi, sostanze chimiche progettate per eliminare la crescita di erbe infestanti. Nel contesto della monocultura della soia transgenica, essendo progettata per resistere agli erbicidi, la produzione rimane massimale a dispetto delle quantità di sostanze chimiche spruzzate sulle piante. 

Le conseguenze sociali

Ai danni ambientali si collegano quelli sociali. Le distese di soia, specialmente nel caso paraguayano, sorgono sulle terre illecitamente espropriate ai contadini e alle popolazioni indigene durante la dittatura del generale Stroessner (1954-1989). Le terre confiscate furono assegnate a persone vicine al regime e ancora oggi le detengono. La situazione ha portato alla protesta di molte associazioni contadine e popolazioni indigene, che rivendicano la redistribuzione delle terre. Nel 2026 la superficie coltivata a soia è aumentata ulteriormente. Il PIL paraguayano cresce nell’esportazione, dunque, ma la povertà rurale interna aumenta. Inoltre la Legge Zavala-Riera, che ha inasprito le pene per le occupazioni di terre private, complica ulteriormente la vita di coloro che cercano di opporsi.

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