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Il dopo referendum: giovani a confronto e le loro opinioni

Dopo il l recente referendum sulla giustizia, questa intervista raccoglie le opinioni di due giovani, Lorenzo e Caterina, mettendo in evidenza il loro grado di informazione, le motivazioni alla base della loro partecipazione o astensione, le percezioni sull’impatto della consultazione e uno spunto di riflessione sull’efficacia degli strumenti di democrazia diretta nel rappresentare i cittadini.

Quanto ti sei informato sul referendum sulla giustizia prima del voto (o della scelta di non votare)? Attraverso quali fonti?

L: Mi sono informato principalmente tramite social, quindi tik tok e instagram, ma anche attraverso la televisione seguendo molti programmi di informazione, su RAI, LA7 e Mediaset. Ho letto vari articoli e ho iniziato a farlo da inizio anno quando il tema è entrato nel vivo del dibattito politico italiano. 

C: Sì, anche se non ho votato, mi sono informata principalmente attraverso social media e telegiornali che facevano interviste ai vari esponenti dei due schieramenti. Mi sono fatta un’idea chiara di quello che fosse il referendum e cosa avrebbe comportato la vittoria del sì o del no. 

Cosa ti ha spinto a votare o a non votare?

L: La motivazione maggiore che mi ha spinto a votare è stato il fatto che questo governo volesse cambiare alcuni articoli della costituzione. Anche se poteva risultare complicato entrare nel merito della questione, ho studiato e cercato di capire al meglio come questa riforma avrebbe potuto cambiare la mia vita. A prescindere dalle mie posizioni ritengo che bisogna sempre andare a votare.

C: Purtroppo non ho votato perché essendo fuori sede il rientro a casa per votare avrebbe avuto per i miei genitori un costo troppo elevato. Spero che possano fare una legge per agevolare in futuro i fuori sede, perché di certo aumenterebbe l’affluenza.

Secondo te, questo referendum avrebbe potuto incidere concretamente sul sistema giudiziario in Italia? Per quali ragioni?

L: Per me sì, avrebbe potuto sicuramente incidere perché comunque sarebbe cambiato l’impianto del Consiglio Superiore della Magistratura, e ci sarebbe stata la separazione delle carriere. Dal mio punto di vista poteva esserci un cambiamento anche se ha inciso molto la strumentalizzazione da parte di alcuni politici.

C: Sì, avrebbe inciso in maniera negativa se avesse vinto il sì, quindi anche se non ho votato sono felice che abbia vinto il no, in quanto penso che la costituzione vada solo attuata e non cambiata. Ad essere sincera, però, credo sia stato più un voto politico contro il governo, ma nonostante questo sono contenta che il sistema giudiziario non sia stato cambiato. 

Quanto ti senti rappresentato dagli strumenti di democrazia diretta come i referendum? In futuro pensi che parteciperai di più o di meno agli appuntamenti elettorali?

L: I referendum sono importanti perché sono uno strumento di democrazia diretta, dando ai cittadini la possibilità di incidere concretamente e quando questo succede l’affluenza, come abbiamo visto anche adesso, sale. In futuro certamente parteciperò sempre alle elezioni perché votare è un dovere, ma soprattutto un diritto che dobbiamo sempre difendere.

C: Sì, mi sento rappresentata trattandosi di manifestazioni di democrazia diretta e spero di poter recarmi sempre alle urne per votare, magari con l’aiuto di una legge sul voto che agevoli i fuorisede, e questo penso che possa aiutare tanti studenti e lavoratori che abitano lontano dal loro comune di residenza.




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