Alla LUMSA confronto sulle baby gang: “Disagio, nichilismo e adulti assenti”
Non è solo una questione di ordine pubblico, ma una vera e propria emergenza di senso. Questo è il messaggio forte emerso nell’Aula Magna dell’Università LUMSA durante l’evento “Baby Gang, disagio giovanile, nichilismo e responsabilità”. Sotto lo sguardo attento del Rettore Francesco Bonini, esperti di diritto, forze dell’ordine e accademici si sono confrontati su un fenomeno che sta ridisegnando le mappe della violenza urbana in Italia.
L’allarme di Gratteri: “Mafie e minorenni, un legame a basso costo”
Il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha aperto il dibattito con la sua consueta schiettezza, tracciando un parallelo tra la criminalità organizzata e le nuove bande giovanili. “La camorra usa i ragazzi perché costano poco e rischiano pene minori”, ha spiegato, sottolineando come la violenza minorile non vada mai sottovalutata: il fatto che siano minori li rende paradossalmente più propensi a lasciarsi andare a gesti estremi.
Gratteri ha poi puntato il dito contro il fallimento degli adulti: “Chi educherà i cinquantenni? Viviamo in una società di arroganti che pensa di governare il mondo attraverso internet”. La soluzione? Una scuola radicalmente diversa. “Bisogna rimettere i genitori fuori dalle scuole e ridare dignità e stipendi dignitosi agli insegnanti. Serve coerenza: i ragazzi ci credono solo se facciamo ciò che diciamo”.
I dati della Polizia: Una criminalità “fluida”
Durante gli interventi del Prefetto Lamberto Giannini e di Guglielmo Fiori (Polizia Roma), è emerso un quadro preoccupante supportato dai report della Polizia di Stato. Contrariamente agli stereotipi, le province con maggiore incidenza di violenza giovanile si concentrano nel Centro-Nord (Milano, Torino, Roma). Quanto all’identikit delle baby gang, si tratta, in genere, di gruppi “fluidi”, composti da ragazzi tra i 15 e i 17 anni (con punte fino ai 24), caratterizzati da una bassa scolarizzazione. Tra i principali fattori di rischio figurano il disagio familiare, abbandono scolastico e un uso distorto dei social come potenziatori di identità. Al riguardo è emerso che il 99% dei ragazzi detenuti nelle carceri minorili – su un campione preso in esame – è risultato funzionalmente analfabeta, a dimostrazione che la lotta alle baby gang si vince prima di tutto sui libri di scuola, e non solo nelle aule di tribunale.
Il Nichilismo e la “Povertà Simbolica”
Il giornalista Lirio Abbate ha scavato nelle radici filosofiche del fenomeno, citando Nietzsche per spiegare come il vuoto lasciato dai valori venga riempito dalla rabbia. “Non è solo mancanza di soldi, è povertà simbolica”, ha affermato Abbate. Nelle baby gang, il “branco” assolve l’individuo: la violenza diventa una scorciatoia per la popolarità. “Non basta colpire, bisogna mostrare. Non basta esserci, bisogna essere visti”.
L’Urbanistica della Violenza
Un passaggio toccante del dibattito ha riguardato l’architettura delle nostre città. Gratteri ha citato l’esempio delle Vele di Scampia: “Chi le ha costruite voleva riprodurre i vicoli di Napoli, ma ha creato spazi senza piazze, senza bar, senza alberi. Dopo anni passati lì dentro, come pensiamo che escano i ragazzi?”. L’ambiente fisico, dunque, come moltiplicatore del disagio.
Una “Psicologia della Responsabilità”
Il Prefetto Giannini ha ricordato che l’unico antidoto è la comunità: “In natura ogni spazio vuoto viene occupato. Se non occupiamo il tempo dei ragazzi con modelli positivi, lo farà la strada”. Ha poi invocato la necessità di una “punizione certa”, che sia però sempre accompagnata da un sistema di recupero efficace.
A chiudere l’incontro, la Prof.ssa Letizia Caso ha invitato a una “psicologia della responsabilità”: non limitarsi a puntare il dito contro i giovani, ma rispondere con autorevolezza e titolarità. “Dobbiamo partire dalle famiglie e aiutare i ragazzi a conoscere se stessi, prima di cercare di apparire attraverso comportamenti estremi”.

