Far Rumore

Digitando su Google le parole “far rumore”, i primi risultati che il motore di ricerca più popolare al mondo suggerisce sono “non far rumore” e “l’importanza del silenzio”.

Che il web voglia consigliarci, in maniera non troppo velata, che serva un po’ più di quiete? L’impressione prevalentemente diffusa è quella che al giorno d’oggi ci sia un eccesso di rumore e che, quest’ultimo, sia un elemento di disturbo.

In effetti, se si fa riferimento alla società in cui viviamo, viene da pensare che, probabilmente, di rumore ce ne sia fin troppo. Siamo circondati da urlatori mediatici e leoni da tastiera che mettono in piazza (che si tratti del luogo fisico o virtuale) le proprie opinioni.

Si manifesta senza nemmeno sapere per cosa, tanto per “fare eco” e sentirsi parte attiva di qualcosa. Ed è presumibilmente questo il motivo per cui cercando “far rumore” ci si ritrova a leggere un susseguirsi di riflessioni sul silenzio, come se il “rumore” fosse inteso esclusivamente nella sua accezione negativa. 

Al lato dello schermo arriva poi, oserei dire in nostro soccorso, un’altra indicazione: la canzone di Diodato, che con la sua “Fai rumore” ha trionfato alla settantesima edizione del Festival di Sanremo.

Il cantautore pugliese ha spiegato in numerose interviste il significato del testo del suo brano e, tra le parole che più mi hanno colpito, vorrei citare queste, che colgono pienamente ciò che l’artista ha espresso in musica: “L’umanità può e deve ancora far rumore”.

Se da un lato infatti c’è un eccesso di rumore, dall’altro, su alcune tematiche, c’è un eccesso di silenzio. I casi in questione sono, solitamente, quelli più delicati, che necessitano perciò di maggior tutela ma che proprio per questo tendiamo a mettere a tacere, innalzando il muro dell’incomunicabilità. Ci sono argomenti di cui non parliamo per paura, che nascondiamo fino a quando non possiamo più farne a meno. Così, talvolta tendiamo a disperdere la comunicazione, quasi a voler distogliere l’attenzione da quelle informazioni che sono invece necessarie e per cui varrebbe la pena di farne tanto, di rumore, in maniera garbata e cosciente.

Il mio personale appello, forse condiviso dallo stesso Diodato, è perciò quello di recuperare il valore delle parole e del farsi sentire, di portare l’attenzione su un’idea senza la necessità di farla prevalere sulle altre per poi “far rumore”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.