Taglio dei parlamentari o taglio alla democrazia?

Il testo di legge costituzionale reca modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, in materia di riduzione del numero di parlamentari. La proposta di legge d’iniziativa, dei senatori Quagliarello, Calderoli, Perilli, Putanelli, Romeo, è stata approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati nella seduta dell’8 ottobre 2019.

La legge prevede la riduzione del numero di parlamentari da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Come previsto all’articolo 138 della Costituzione, entro 3 mesi dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale la legge può essere sottoposta a referendum popolare, qualora ne facciano richiesta un quinto dei membri di una camera, 500.000 elettori, o cinque consigli regionali. In questo caso un quinto dei senatori (71) ha richiesto di proporre la riforma al vaglio popolare, pertanto è stata indicata la data del 29 marzo per la risoluzione della controversia. Appuntamento che è slittato a data da definire a causa della situazione che è venuta a crearsi per la diffusione su scala nazionale ed internazionale del virus COVID-19. La proposta di legge se approvata entrerà in vigore nella prossima legislatura e prevederà una massiccia riduzione del numero dei parlamentari volta a favorire un miglioramento del processo decisionale e un taglio ai costi di circa 100 milioni annui.

La domanda è quindi chiara: è così necessario diminuire il numero dei rappresentanti del popolo, per quello che già molti chiamano un taglio alla democrazia?

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