I giovani non hanno voglia di lavorare… a queste condizioni

Un mese fa, con l’inizio della stagione estiva, un tormentone più forte di qualsiasi canzone orecchiabile che possiate aver sentito è tornato a far tremare il web: “I giovani non hanno voglia di lavorare.” 

Che succede?

Ne abbiamo viste tante, dalle lamentele delle imprese che vedevano le loro offerte di lavoro andare a vuoto, alla mancanza di lavoratori in numerosi settori, fino alla classica retorica che dipinge i giovani come scansafatiche con la sola voglia di divertirsi. Ma la situazione reale è davvero questa? 

Ogni anno il panorama di dibattito sul lavoro stagionale si divide tra chi incolpa le imprese perché non offrirebbero posti di lavoro dignitosi, senza tutele e con salari scarsi, e chi incolpa i giovani di non voler accettare nessuna offerta. 

Purtroppo sempre più spesso questa fetta di popolazione viene considerata dalle imprese la riserva più economica da chiamare quando c’è bisogno di manodopera, perché di giovane età e con poca esperienza. 

La voce dei giovani sui social

Questa estate il dibattito si è diffuso particolarmente sulle piattaforme social, terreno fertile per i giovani, che hanno alzato la voce e testimoniato le loro esperienze. Sono nati gruppi e profili appositi per raccontare colloqui di lavoro disastrosi e offerte svantaggiose per i lavoratori al limite dello sfruttamento. 

Uno dei protagonisti della vicenda è stato dunque il potenziale di aggregazione e di scambio di voci del web, che, oltre ad unire moltissimi giovani, ha anche cambiato le sorti del dibattito. Lo scenario che abbiamo davanti comprende tanti giovani che un lavoro lo cercano davvero e che trovano sulla loro strada molti più ostacoli di quanto si possa immaginare. 

Uno dei principali problemi nello scambio domanda-offerta di occupazione è stato evidenziato dall’uso massiccio dell’hashtag #salariominimo: il compenso. 

Le piattaforme si sono riempite di testimonianze relative a contratti che prevedevano compensi a dir poco inaccettabili, o di promesse che a fine stagione si sono rivelate false.Tutti post che chiedono di ricordare che il lavoro prevede retribuzione ed è fonte di sostentamento; impossibile con determinati salari. 

Altri fattori che sono stati raccontati, e che portano sempre più spesso i giovani a rifiutare determinate proposte, sono legati al monte ore, troppo elevato soprattutto se confrontato con il salario proposto, agli straordinari non pagati, alla mancanza di giorni di riposo e a problemi di rappresentanza sindacale. 

Perché quest’anno la situazione è peggiorata

Il settore del turismo, che comprende moltissimi lavoratori -in particolar modo nella stagione estiva- è stato il più colpito per quanto riguarda i posti vacanti. 

L’emergenza coronavirus ha gravato su un problema esistente da anni, e a partire dall’inizio della bella stagione la velocità di ripresa dopo i mesi di restrizioni ha creato difficoltà nella gestione di domanda e offerta. 

Un errore è stato quello per molti imprenditori di aver cercato lavoratori stagionali esclusivamente tra le reti di conoscenze e con il passaparola, senza avvalersi di specifiche piattaforme online. Inevitabilmente la porzione di popolazione raggiunta è stata minore. 

Inoltre a causa della riduzione dei mesi di contratto e degli orari, legata alle incertezze delle riaperture, molti lavoratori hanno risposto a offerte di lavori più vantaggiosi appartenenti ad altri settori. 

Chiara Collinoli

Studio comunicazione e giornalismo, mi racconto attraverso la scrittura e la fotografia.

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