Diaz: non pulire questo sangue

“Don’t clean up this blood”. 93 persone la sera del 21 luglio 2001, tra le ore 22 e mezzanotte, nella scuola Diaz di Genova, sono state vittime della “più grave sospensione dei diritti democratici in Europa dopo la seconda guerra mondiale” (dirigente di Amnesty International). 346 Poliziotti e 149 Carabinieri (dati Corte di Appello di Genova) sono stati protagonisti di una “Macelleria Messicana” (dirigente di polizia Michelangelo Fournier) che ancora pesa sulla reputazione italiana. 

Un film di Daniele Vicari

Il film di Daniele Vicari (2012) inizia con una bottiglia di vetro che si frantuma e poi si ricompone come metafora della volontà del regista di rimettere insieme tutti i frammenti di ciò che è avvenuto. 

Veri e propri protagonisti non ce ne sono. C’è l’intreccio di più storie vere recuperate in più di 10mila pagine di atti e visioni di immagini. 

Vicari riesce perfettamente nel suo intento di creare un perfetto cinema di denuncia civile. Non si può che provare indignazione. Non si possono che patire le stesse sofferenze emotive e fisiche inscenate ad arte dagli attori all’interno delle mura della Diaz e della caserma di Bolzaneto. 

Quello che pare mancare sono però dei dati, nomi e cognomi dei mandanti. Non viene spiegato il “perché” e il “come”. Vicari pecca di un’attenzione al contesto e alle motivazioni delle parti (nonché delle reazioni e delle sensazioni della città di Genova) rendendo così il film di difficile comprensione per chi lo visiona senza una conoscenza pregressa dei fatti avvenuti durante e dopo il G8 di Genova

Due momenti chiave

Dalla morte di Carlo Giuliani (attivista no-global ucciso dal carabiniere Mario Placanica) si ha il declino del “movimento dei movimenti no global”: gruppi di manifestanti appartenenti a vari movimenti (pacifisti, sindacalisti e volontari) uniti nel Genoa Social Forum per affermare che “un altro mondo è possibile”. A fare da capo espiatorio all’irruzione e al pestaggio alla Diaz (sede del social forum per le attività degli avvocati, degli operatori sanitari e dei mezzi d’informazione indipendenti) e alla caserma di Bolzaneto è stata la mescolanza dei black block con i manifestanti del G8  

E ora?

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato (2015) l’Italia per eventi contrari agli art. 3, 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali relativi alla tortura e alle condizioni e punizioni degradanti e inumane. La stessa ha nuovamente colpevolizzato (2017) l’Italia per i fatti della scuola Diaz, riconoscendo che le leggi dello Stato risultano inadeguate a punire e a prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine. 

Irene Scarinci

Irene Scarinci, 20 anni di Orbetello, frequento il secondo anno in scienze della comunicazione con indirizzo in giornalismo all'università LUMSA.

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