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L’intervista impossibile a Van Gogh: l’uomo oltre l’artista

Caro Vincent, finalmente ci incontriamo… che grande onore essere al suo cospetto! La ringrazio per la disponibilità con cui ha accettato di concedermi questa intervista.

Van Gogh: “Io non so veramente cosa dire… mi sarei aspettato di leggere un’intervista a Paul (Gauguin), ma mai avrei immaginato di ricevere attenzioni da qualcuno per la mia arte. Ad essere onesto, provo molto disagio in questo momento, non sono certo di essere la persona adeguata per una simile iniziativa, avverto molta pressione… spero di riuscire a rispondere in maniera esaustiva e soddisfacente alle sue domande…”

Sono certa che lei sia la persona giusta per questa intervista. Bene, se me lo concede, partirei subito con le domande; vediamo… inizierei con una domanda molto semplice, forse banale: qual è stata la sua più grande fonte d’ispirazione? Cosa l’ha spinta a proseguire nonostante gli… insuccessi?

Van Gogh: “Beh, vede, in realtà non è affatto una domanda semplice a cui rispondere, tantomeno banale, ma tenterò di colmare il suo dubbio molto volentieri. Vorrei poterle dire che il motore della mia attività sono stati i successi, i riconoscimenti, ma, come ha giustamente detto, la mia vita non è stata proprio un’‘opera d’arte’! In effetti le innumerevoli sconfitte cui sono andato incontro e i ‘no’ ricevuti, mi hanno molto provato, lasciandomi in uno stato di sconforto e abbandono indescrivibili; questo isolamento è stato un’arma a doppio taglio per me: rimanendo confinato solo con me stesso, ho dovuto combattere in solitudine i miei demoni, le mie angosce, ma sono stati proprio questi sentimenti così negativi e tormentosi a spingermi nella ricerca di una valvola di sfogo nell’arte, nella MIA arte, nella quale ho voluto si riflettesse questo uragano di emozioni. Credo si sia resa conto del valore emotivo dei miei quadri”.

Certamente me ne sono resa conto: è proprio la loro profonda carica emotiva una delle ragioni della sua notorietà! A tal proposito vorrei chiederle quale sia il valore dello spazio che la circonda: ho notato la particolarità con cui lo rappresenta nelle sue opere, la ‘deformità’ direbbe qualcuno, probabilmente… esiste qualche legame tra lo spazio e la sua interiorità?

Van Gogh: “Domanda interessante…. credo che in pochi abbiano colto qualcosa di ‘recondito’, se così possiamo dire, nelle mie opere, ma è proprio questo il punto, la reale motivazione per la quale dipingo: lo spazio che mi circonda partecipa alla mia sofferenza, al mio turbamento; ogni elemento dell’ambiente circostante è un riflesso della mia interiorità, diviene per me un modo attraverso cui comunicare i miei stati d’animo. Penso sia possibile notare questo aspetto della mia pittura nel ritratto della mia camera ad Arles: probabilmente aveva in mente quello nel momento in cui mi poneva il quesito. La ringrazio per essere andata oltre la ‘deformità’ come ha detto anche lei, dei miei quadri: lo apprezzo molto”.

Oramai abbiamo imparato a conoscerla: è sempre necessario cercare di superare le apparenze con lei! Prima di lasciarci vorrei farle un’ultima domanda: ho sempre apprezzato ed ammirato la sua capacità di rappresentare nelle sue opere la sua evoluzione artistica e personale; possiamo ritrovare questo elemento caratteristico della sua pittura anche nei numerosi autoritratti realizzati? E infine, alla luce di quanto detto, come possiamo interpretare la sua ultima magnifica opera, ‘Campo di grano con volo di corvi’, se non sbaglio?

Van Gogh: “Esattamente: gli autoritratti non si limitano ad essere una mera rappresentazione della mia immagine riflessa nello specchio; ciascuno di essi ha, su di sé, il filtro del MIO sguardo, l’unico in grado di cogliere la mia essenza, capace di indagare nelle profondità del mio animo, celate e, troppo di frequente, ignorate dai più.

Per quanto riguarda il mio ultimo quadro, beh… Non posso dirle molto: ho semplicemente lasciato che le emozioni che provavo in quell’istante e che provo ancora oggi, guidassero il pennello e non so a cosa mi porterà tutto questo… ad ogni modo, se ha concluso con le domande, preferirei congedarmi”.

Le domande sono terminate: credo di aver raccolto molto materiale estremamente interessante. Le rinnovo i miei ringraziamenti per la disponibilità inaspettata con cui ha risposto ai miei quesiti: è stato un vero piacere parlare con lei, spero che avremo presto un’altra occasione per incontrarci!

Van Gogh: “La ringrazio per avermi ascoltato e per averlo fatto con il cuore: è l’unica persona con cui mi sia mai confidato tanto apertamente, ad eccezione di mio fratello Theo chiaramente. Rilasciare questa intervista mi ha offerto la possibilità di non pensare, seppur temporaneamente, alle mie angosce e a rivolgere uno sguardo dolceamaro al mio passato. Ci rivedremo un giorno, sono certo che lo faremo”.

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