“Do you love me? ” – Lettera d’amore al Libano
“Do you love me?” (“Mi ami?”) è il cortometraggio realizzato dalla regista libanese Lana Daher. Il documentario è stato proiettato alla presenza dell’autrice durante il Festival del cinema libanese in Italia, che ha debuttato a Roma dal 26 al 29 maggio presso il multisala Barberini. Promosso dall’Istituto Culturale Italo-Libanese, il festival aveva lo scopo di celebrare il talento e la creatività di un paese che ha una storia che non tutti conoscono, oltre alla guerra.
Filmati d’archivio
Il cortometraggio è composto interamente dal montaggio di filmati d’archivio a carattere cinematografico e televisivo, nonché fotografico. Questi filmati consentono di ripercorrere settant’anni di storia libanese e di sviluppare uno sguardo sequenziale e ampio sul paese, in cui manca, purtroppo, un archivio nazionale vero e proprio. Daher ha infatti impiegato diversi anni per visionare e assimilare il prodotto finale. L’opera è una lettera d’amore a Beirut, capitale di una nazione frammentata e costantemente attraversata da conflitti e dolori, ma che non lascia indietro la sua memoria, ricordando che oltre alla sofferenza è esistita anche la gioia.
Il disorientamento è parte del viaggio
Il contenuto delle immagini e dei brevi filmati che compongono il cortometraggio è irregolare: a immagini gioiose caratterizzate da ricordi familiari possono seguire, ad esempio, scene di bombardamenti aerei. Questa impostazione fa sì che il pubblico sperimenti un intenzionale disorientamento emotivo. Tuttavia, come ha affermato la regista stessa, “fa parte del viaggio, benvenuti in Libano!”. Al termine del documentario, superata la confusione emozionale, rimane la comprensione. Lo spettatore capisce che tutti sperimentiamo il disorientamento, la frammentazione e la divisione, ma queste sensazioni non sono necessariamente il simbolo di un percorso senza meta. Anche il caos, infatti, può restituire una logica. L’idea che Daher ci offre è quella di una resistenza collettiva e memoriale, forse l’unica che può esistere quando sembra non esserci altra via di uscita. Il nostro passato può farci ripartire proprio dal punto in cui ci siamo persi.

