50 anni di DWF, il mondo visto dalle donne
È il 1975. Grazie ad Annarita Buttafuoco, la rivista DonnaWomanFemme (DWF) esce con la sua prima pubblicazione in Italia. Alla sua nascita, posizionandosi in maniera anticipatoria rispetto al settore, la rivista tratta di studi di genere e raccoglie importanti voci di donne. Dal 1986 avviene il cambio di rotta e di redazione: DWF diventa una rivista di politica femminista, dando pensiero e parola a donne che facevano delle relazioni tra donne la propria pratica per conoscere e significare il mondo – e lo è tutt’oggi. È una rivista trimestrale, autonoma e autofinanziata che, sotto l’attuale direzione redazionale di Teresa Di Martino, ha appena compiuto cinquant’anni di storia. Una storia di cui è proprio Di Martino a parlarci.
Cosa significa, attualmente, nel contesto italiano, portare avanti una rivista femminista autofinanziata?
“Significa diverse cose. Significa grande cura, impegno e senso di responsabilità verso uno strumento politico – che è la rivista. In quanto rivista trimestrale autofinanziata, inoltre, abbiamo il privilegio di essere autonome. Da una parte, quindi, c’è l’impegno politico redazionale di autofinanziare una rivista e di inventarsi sempre modi nuovi per coprire i costi. Dall’altra parte, però, c’è anche il privilegio dell’autonomia e del poter mettere a tema questioni che sono urgenti per noi, ma che non corrispondono a una agenda politica. Una delle caratteristiche di DWF è proprio questa: non stiamo sull’agenda politica mainstream, poiché ci prendiamo lo spazio per portare alle nostre lettrici dei temi che secondo noi sono urgenti. Questo è importante perché significa dare voce a persone e attiviste che non potrebbero avere spazio nelle riviste tradizionali”.
L’ultimo numero uscito, “T’immagini? Racconti visionari per i cinquant’anni di DWF”, unendo passato e futuro, immagina un mondo diverso. Cosa ci racconta della rivista e dei suoi valori?
“Abbiamo pensato di celebrare questo cinquantesimo cercando di riportare sul presente quelli che sono stati i temi e le questioni alla radice non soltanto della rivista, ma del movimento tutto. Abbiamo provato a immaginarci il futuro perché in questi cinquant’anni il movimento femminista ha potuto davvero mettere in pratica e realizzare una rivoluzione in Italia. Sappiamo che le donne, collettivamente, anche se molto c’è da fare, possono cambiare il mondo. Con il numero T’Immagini abbiamo chiesto alle scrittrici di oggi come si immaginano il mondo fra cinquanta, cento, duecento anni; come si immaginano la vita delle donne su questo pianeta o su altri. È interessante che, nella maggior parte dei casi, si tratta di racconti distopici. Questo aspetto sembra riprendere il momento storico in cui viviamo e in cui è difficile immaginare utopie – il genocidio in Palestina è l’emblema di ciò che stiamo dicendo: qualcosa che nessuno immaginava e che invece abbiamo visto sotto ai nostri occhi”.
Cosa ti aspetti o speri per il futuro di DWF?
“Mi aspetto, sicuramente, almeno altri cinquant’anni! Per me è veramente una colonna portante di quello che è il movimento femminista in questo paese. Mi auguro che se, in tutto questo tempo, siamo riuscite a creare una sorta di istituzioni femministe, DWF rimanga nel tempo. Mi auguro che segua tutte le modifiche e i cambiamenti che le donne che comporranno le redazioni future sceglieranno. Mi auguro che rimarrà ciò che è: uno strumento di politica femminista radicale che indaga le esperienze e le pratiche politiche più radicali del panorama femminista”.

