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Essere donne in Iran, tra pregiudizi e diritti violati

L’allenatrice della nazionale iraniana di sci Samira Zangari non ha potuto partecipare recentemente con le sue atlete ai mondiali di sci di Cortina che si sono svolti recentemente perché il marito non le ha dato il permesso di espatriare. Si è trattato di un caso emblematico che ancora una   volta ha acceso i riflettori sulla condizione della donna in Iran.

LA LEGGE ISLAMICA E L’ECCEZIONE IRAN

 L’Iran, come sappiamo, è una repubblica islamica nella quale vige la Shari’a la legge islamica che viene desunta dai quattro fondamenti del diritto: il Corano, la Sunna, il consenso della comunità e la deduzione analogica.  Buona parte del medio oriente è di religione islamica, ma le donne possono fare ciò che pare loro senza essere obbligate a chiedere il permesso a un uomo, quasi come da noi. Lo fanno come prassi, ma liberamente. Unica eccezione l’Iran, dove esiste quest’obbligo: l’uomo decide, la donna obbedisce. Com’è possibile? Come vive una donna in Iran? Quali sono le leggi per le donne? Quanto vale la parola delle donne rispetto a quella di un uomo? Possono ereditare? A queste domande abbiamo cercato di dare risposta.

ISTRUZIONE E VITA FAMILIARE

Le donne possono studiare fino ai più alti livelli della formazione universitaria ma non sono alla pari dell’uomo in tutto. Per esempio non possono iscriversi in numerosi campi tra cui ingegneria, fisica nucleare e informatica, alla letteratura inglese, all’archeologia, affari, estrazione mineraria, silvicoltura e persino matematica. Le donne non possono abortire, anche se vittime di stupro. Unica eccezione quando l’“animazione ” non si è verificata e la gravidanza minaccia la vita della madre. Komenei, quando gli è stato chiesto di chiarire, nel 2012, ha risposto: “Se tenendo il feto, la madre morisse sicuramente e c’è una possibilità che il feto sopravviva, l’aborto è legale. Tuttavia, se c’è un dubbio sulla sopravvivenza del feto e c’è solo la paura della morte della madre, l’aborto è sbagliato e preferibilmente non è legale “.

MATRIMONIO E DIRITTI

Il matrimonio islamico è una forma di contratto tra un uomo e una donna. L’uomo deve pagare il prezzo della sposa, mentre alla donna si impone obbedienza e sottomissione al marito. Le donne possono sposarsi solo una volta, mentre l’uomo può farlo più volte se è in grado di trattare giustamente le consorti. L’uomo può divorziare anche senza dare causa, mentre la donna deve dimostrare di essere in pericolo di vita o di sicurezza. In Iran lo stupro coniugale non è riconosciuto.

VESTITI E LEGGI

Le donne sono obbligate a indossare l’hejab e la libertà di movimento femminile è limitata all’interno del Paese. Il codice penale, all’art. 638, stabilisce che se le donne vanno in pubblico senza un adeguato hejab, possono essere condannate da 10 giorni a 2 mesi o multate da 50.000 a 500.000 riyal. I giudici, inoltre, possono condannare anche a 74 frustate. Le donne raggiungono l’età punibile a 8 anni e 9 mesi, mentre gli uomini a 14 anni e 7 mesi. 

EDUCAZIONE DEI FIGLI E NAZIONALITÀ

Le donne non possono essere custodi naturali dei propri figli: l’educazione dei figli spetta a entrambi i genitori, la tutela legale e finanziaria solo al padre o al nonno paterno. Per quasi tutto la donna vale la metà dell’uomo: se sono testimoni di un crimine, in caso di eredità e in moltissimi altri casi. Le donne non possono essere elette alla presidenza.

DIRITTI UMANI

L’Iran è tra i paesi firmatari della Convenzione internazionale per i diritti civili e politici (ICCPR). In questa convenzione si impone agli Stati il divieto di tortura o trattamenti o punizioni inumani, crudeli o degradanti per tutti i cittadini degli Stati firmatari senza distinzione alcuna, anche di genere. L’Iran, però, non sembra rispettarlo, in quanto i diritti umani sono comunque violati, soprattutto verso le donne, sia come donne in senso stretto, sia come donne politiche detenute nelle prigioni iraniane. Ma non è questione solo di rispetto dei trattati internazionali. La stessa costituzione iraniana, all’articolo 38, dichiara: “tutte le forme di tortura allo scopo di estorcere confessione o acquisire informazioni sono proibite”. Questo però non fa venire meno, secondo numerose fonti autorevoli, la tortura sessuale e psicologica che da anni viene praticata per estorcere confessioni.

                                                                

Barbara Navazza

Sono laureata in scienze della comunicazione indirizzo giornalismo e attualmente sono iscritta per secondo titolo a giurisprudenza sempre alla Lumsa. Ho molti interessi tra cui fotografia, viaggi, diritto, cronaca (a eccezione dei gossip)... ex volontaria di ambulanza pronta a ritornare

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