Democrazia, Tè e Latte

Se avete sentito parlare di tè con il latte negli ultimi mesi, sappiate che oltre al riferimento alla dolce bevanda dalle origini orientali c’è di più. Da rito popolare a coalizione di attivisti: la Milk and Tea Alliance unisce giovani separati geograficamente ma accomunati dall’aperto dissenso per i rispettivi governi autoritari e dalla voglia di lottare per la difesa dei diritti fondamentali, ottenendo maggiori libertà.

#milkteaalliance

#Milkandteaalliance è l’hashtag usato dal movimento pro-democrazia nato online e diffuso tra ragazzi di Hong-Kong, Tailandia e Taiwan. È diventato virale sui social asiatici (specialmente su Weibo) in seguito ad uno scontro che vedeva protagonisti i netizens del sud-Asiatico contro Pechino. Nel tempo però è riuscito a imporsi come strumento utile per creare una rete di solidarietà pan-asiatica e un supporto reciproco nelle proteste. Operando nello spazio virtuale si è diffuso anche sulle piattaforme social occidentali. Ne fanno parte per lo più giovani studenti uniti da scopi comuni: resistere alle imposizioni autoritarie, alla censura e alle violenze, rivoluzionare il sistema conservatore o nel caso della Thailandia, limitare i poteri della monarchia.

Un movimento di protesta transnazionale

La globalizzazione ha cambiato anche il modo di protestare, non è una novità che i social diano vita a movimenti di protesta; ciò che crea scalpore in questo caso è la partecipazione della popolazione. La rivolta infatti viene definita “youthquake” riprendendo l’immagine di un terremoto data l’entità e la grandezza del fenomeno.

Da un lato ci sono i giovani che chiedono riforme e dall’altro regimi conservatori basati sul controllo militare. Questa tuttavia è una lotta dal volto nuovo. Si combatte a suon di tweets e hashtags e le armi sono post sui social, personaggi Disney e canzoni rap. Strumenti che sono riusciti a sfuggire in parte alla censura, capaci di prendere piede e di diffondersi con rapidità tra i giovani di diversi paesi.

Tra dinosauri e papere gonfiabili

Tanti sono i simboli che nei primi mesi del 2020 hanno riempito le pagine dei social asiatici e che hanno finito per diffondersi nelle strade – da Bangkok a Hong-Kong – non senza una risposta violenta da parte degli organi di sicurezza statali. È una simbologia che accomuna non solo l’Oriente, ha una spiccata volontà internazionale ed è ricca di metafore. Il saluto a tre dita alzate, emblema del movimento, riprende il gesto dei ribelli della saga di Hunger Games, ad esempio. Tra le citazioni letterarie si ritrovano anche ragazzi nei panni di Harry Potter nella lotta contro Voldemort – il signore oscuro – reincarnazione della Monarchia.

Inoltre le strade e le piazze sono state affollate da papere gonfiabili e ombrelli gialli; da dinosauri che auspicano l’estinzione della classe politica anti-democratica attuale e anche da Hamtaro: il criceto ghiotto di semi di girasole, come la classe dirigente lo è del denaro.

In questi ultimi mesi il movimento si è mostrato solidale anche nei confronti del Myanmar; in cui il disordine e le violenze causati dal colpo di stato continuano tra gli occhi indifferenti del mondo occidentale. I netizen hanno unito i loro account social in un’unica voce che grida con forza e fermezza alla democrazia: “non c’è spazio per la dittatura nel mondo moderno. Rimanete forti e vinceremo questa battaglia insieme.”

Alessandra Tricarico

Studentessa di Relazioni Internazionali, classe '97 Dicono di me che sono curiosa. Amo il caffè, le lunghe passaggiate, l'arte.

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