Dalla Sala al salotto

Non ricordo quale sia stato il primo film che abbia visto al cinema, ma da quando ho memoria non c’è stata settimana nella quale io non abbia varcato la porta di una sala cinematografica.

È senza dubbio questo il motivo che mi porta a scrivere questo articolo.

Tra i settori più colpiti da questo virus, che ormai abbiamo imparato a tollerare tra mascherine e guanti, c’è quello dell’arte del sogno, come lo ha definito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: il cinema.

Adeguarsi o scomparire

Sono 3850 gli schermi italiani, che dall’inizio della pandemia sono rimasti oscurati e se la sala aspetta, il salotto ne approfitta e diventa il tempio della macchina da ripresa, anche se in modalità streaming e on demand.

È successo quindi, tutto quello che l’industria cinematografica ha sempre temuto: sale vuote e televisioni accese; a causa di una pandemia certo, ma ora più che mai il cinema si ritrova davanti ad un quesito: evolversi e adeguarsi per non morire, o scomparire?

Più semplicemente ci si chiede se proprio questo momento, in cui le produzioni cinematografiche sono rimaste bloccate e i posti a sedere in sala sono rimasti vuoti, sia il più adatto per avvicinarsi alla modalità streaming, raggiungendo più persone, o se al contrario sia quello di stringere i denti sperando che il cinema per come lo conosciamo possa vivere giorni migliori.

La risposta delle Major americane

La maggior parte dei colossi mondiali, come Disney, Warner e Sony, nella speranza che tutto torni alla normalità, hanno deciso di attendere e di non distribuire i film rimasti in stand-by a causa del Covid-19, mentre l’Universal Pictures ha intrapreso una strada forse irreversibile.

Ha deciso infatti, di optare per il VOD (Video on Demand) e arginare il problema della chiusura delle sale, distribuendo i film che sarebbero dovuti uscire in sala, al costo d’affitto di 20 dollari ciascuno.

È chiaro che la major ha pensato ai suoi profitti, poiché se un film non esce in sala, non può incassare; si aumentano così i costi della gestione e si dilatano quelli della promozione.

Grazie a questa strategia, uno dei film distribuiti in modalità VOD, ha superato le aspettative d’incasso dell’Universal, sempre più vicina alle piattaforme come Netflix o Amazon Prime Video, acerrime nemiche del cinema classico.

Per questo, l’AMC Entertainment, proprietaria di un’importante catena di cinema in America, ha dichiarato guerra alla major e non distribuirà più i suoi film.

La situazione italiana e il progetto “Miocinema”

In Italia invece, le sale riapriranno il 15 giugno, chiaramente in modalità anti-Covid19: con mascherine, posti preassegnati e distanziati di circa un metro, con capienza massima nei cinema chiusi di 200 persone per sala e di 1000 per i cinema all’aperto, e con servizi igienici e sistemi di ventilazione sanificati.

Ma questo basterà a risollevare il cinema e la sua produzione?

Non ci è dato predire il futuro, ma c’è chi non si è fatto trovare impreparato.

Il 18 maggio ha debuttato online la piattaforma “Miocinema”, uno spazio dedicato agli amanti del cinema d’autore, che devolverà il 40% degli introiti sul noleggio dei film proprio alle sale cinematografiche, nelle quali a breve torneremo.

L’iniziativa, nata dall’idea di Lucky Red, Circuito Cinema e Mymovies, ha trovato il modo di unire l’utile al dilettevole, non abbandonando le sale, ma accompagnando gli spettatori attraverso un viaggio cinematografico online con il sistema VOD, che probabilmente sarà destinato a rimanere attivo ma solamente parallelo all’uscita dei film in sala.

L’obiettivo di sopravvivere al Covid19

Che sia questa la via più giusta?

Mario Monicelli da regista, diceva: “Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica forse, ma di questo non mi importa niente”.

Ma se la morte della sala cinematografica avverrà per una naturale evoluzione delle cose potrà essere accettabile; mentre non potrà assolutamente esserlo se a causarla sarà il Coronavirus, che di morti ne ha già portati a sufficienza.

Francesca Oddi

Giurista in Erba, domiciliata in un comune in provincia di Roma con vista mare. Amo tante cose che a scriverle qui non si finirebbe più, ma che si possono riassumere così: "Le passioni sono come i fiori: vanno annaffiate" Di me dicono che sono una persona organizzata, ma vi farei vedere la mia agenda. Da quando sono qui alla LUMSA ho preso per mano questo magazine che è cresciuto con me, e a quanto pare ne sono il caporedattore. Per conoscermi meglio: leggimi

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