Giomici, un borgo tutto da scoprire

Giomici è una frazione del comune di Valfabbrica, in Umbria, che comprende circa 600 ettari. Pochi giorni fa, ci siamo recati sul posto e la redazione di Aiko ha avuto l’occasione di intervistare Francesco Nazzareni, un ricercatore nato a Perugia, che collabora da tanti anni con il Castello di Giomici, svolgendo diverse ricerche anche per il comune di Valfabbrica.

Raccontami del borgo Medievale. A quando risale? Chi abitava il villaggio e quali erano le maggiori attività che tenevano vivo il popolo tempo fa?

L’origine della località Giomici è molto antica. Prima dell’anno 1000 era sicuramente una torre di guardia del corridoio bizantino. Infatti, salendo sulla torre si possono vedere altri castelli, altre torri similari, che appunto facevano parte di tutto il sistema di torri a vista, che avevano lo scopo di creare una trincea da Ravenna a Roma, che impedisse ai Longobardi il controllo totale dell’Italia. Poi successivamente è stato costruito il castello come lo vediamo oggi, nell’XI secolo. Per castello si intende il “Castrum” come fortificazione, ovvero con la cinta muraria, la torre e le abitazioni. Giomici era un borgo sicuramente più abitato di adesso. Ora sono rimaste una o due famiglie, invece fino agli anni 50 c’erano un centinaio di persone. Per quanto riguarda le attività, nel Medioevo c’era sicuramente l’agricoltura, quindi alcuni braccianti che lavoravano per i signori del castello. Nei documenti medievali si sono scoperte delle clausole molto interessanti. Per esempio, un signore che controllava il castello doveva assicurare la protezione agli abitanti, ma anche alle cose e agli animali. Elemento abbastanza moderno per il Medioevo.

Qui è ubicato il Castello di Giomici. Chi lo fece costruire e perché?

Non ci sono notizie precise riguardo la costruzione. Essendo stata una torre di guardia bizantina, è probabile che sia stato creato per contrastare i longobardi. C’è da sottolineare che il castello era controllato dalla città di Gubbio. Era un territorio di confine, infatti qui sotto al castello c’è una zona che si chiama Gabella, dove appunto si pagava il dazio. Per questo, evidentemente gli eugubini ci tenevano al possesso del castello, proprio perché gli serviva come punto di presidio. Oltretutto era anche vicino al confine perugino, infatti si annoverano tante battaglie nel Medioevo tra la città di Gubbio e la città di Perugia per il controllo del territorio. Tendenzialmente però, è stato sempre un castello sotto l’egemonia eugubina.

Qual è la prima volta che il Castello viene menzionato in un documento ufficiale?

Nel 1163, l’imperatore Federico Barbarossa emise un documento dove specificava che il castello di Giomici veniva assegnato al monastero di Pulpiano, nei pressi della città di Gubbio.

All’interno del Castello c’è la Chiesa di San Michele Arcangelo. Come mai è stata costruita? All’interno della Chiesa sono presenti degli affreschi del XV secolo. Me ne puoi parlare meglio?

L’origine della chiesa è medievale, l’anno di costruzione è il 1154. Era una chiesa dentro le mura, infatti la porta che utilizziamo oggi per entrare non è quella originaria, perché questa si trova alla destra dell’entrata attuale. Venne costruita per celebrare una vittoria di Gubbio avvenuta nel 1151 contro Perugia. Quindi, si narra che la costruzione della chiesa sia stato un ringraziamento degli eugubini per questo avvenimento. Per quanto riguarda gli affreschi risalgono alla seconda metà del ‘400. È un peccato, perché ce ne sono rimasti pochi e alcuni sono frammentati. Sono più che altro delle immagini votive: delle immagini che i fedeli “utilizzavano” per la preghiera, per rivolgersi ai santi, per ricevere qualche grazia. Per esempio, sono rimaste un paio di immagini di San Sebastiano che era un santo che veniva pregato per tener lontane le malattie di peste. Oltre alle immagini votive, vi sono anche due opere attribuite a Matteo Da Gualdo, che era un importante pittore umbro della seconda metà del ‘400. Uno è “L’Annunciazione” e l’altro è “San Michele Arcangelo”. 

All’interno della Chiesa vi è un manufatto seicentesco. Rappresenta un simbolo per Giomici?

Per quanto riguarda il manufatto sicuramente si parla della ceramica policroma che fa da cornice al quadro principale dietro l’altare. Allora, il quadro principale è una copia di un “San Michele Arcangelo” di Guido Reni che si trova a Roma. Mentre la ceramica policroma è un’opera originale seicentesca attribuita all’artista Francesco Biagioli di Gualdo Tadino, in stile robbiano, ovvero ispirata all’artista fiorentino Luca della Robbia. È un’opera di ispirazione pagana, infatti troviamo una dea che si vede sulla sommità e rappresenta l’abbondanza, perché quel periodo se si voleva augurare qualcosa di buono a qualcun altro gli si augurava questo. Tanto è vero che nel contorno si possono ben vedere molti frutti di vario tipo, proprio in rappresentazione di questo concetto.

Parlando delle persone che hanno frequentato il Castello, ho sentito parlare di un certo “Robin Hood dell’Umbria”. Chi era?

Io lo conosco come il “Bandito Cinicchia” e conosco una storia su Valfabbrica più che altro. Evidentemente, ha agito da brigante anche da queste parti, dato che ci troviamo molto vicino a Valfabbrica. C’è invece la storia di un altro personaggio, un castellano eroe, tal Petruccio De Ciuccio. Nel 1378, a seguito di una repressione del vescovo Gabrielli di Gubbio, si è arroccato sulla torre per circa un paio di mesi. È stato un episodio di grande eroismo, perché non si è arreso alle truppe del vescovo. Dopo due mesi è stato costretto a scendere con la forza, infatti si narra che siano stati appiccati degli incendi. Gli sono stati sottratti l’armatura e il cavallo, perdita importante per quel periodo, perché allora significava avere molto. La cosa curiosa di questo episodio è che gli eugubini non lo hanno ucciso, ma gli hanno riconosciuto l’onore delle armi, per cui è stato fatto “solo” prigioniero. Anzi, qualche anno dopo, gli hanno anche elargito 15 fiorini d’oro.

Giulia Rugolo

Studentessa di giornalismo, MUN Director in United Network, amante di libri, musica, pattinaggio. Scrivo per respirare il cambiamento.

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