Didattica online: un approccio speciale

In questi mesi abbiamo potuto osservare il cambiamento della modalità di didattica che, causa Coronavirus, è diventata “a distanza” attraverso l’utilizzo di specifiche piattaforme. Per tutti gli studenti e i docenti stato un nuovo modo di operare che ha fatto emergere non poche problematiche, soprattutto per gli alunni che presentano i cosiddetti “disturbi specifici dell’apprendimento”. Così abbiamo rivolto alcune domande a Nicoletta Rosati,  docente di Didattica generale e Pedagogia speciale presso l’università Lumsa di Roma, membro del Collegio di Dottorato di Ricerca in Scienze della formazione “Teoria, storia, metodi dell’educazione” e di quello in “Psicopatologia evolutiva e Trasformazioni sociali”.

Cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono disturbi evolutivi che comprendono abilità scolastiche. Vengono diagnosticati solitamente al termine della seconda classe della scuola primaria. Nello specifico distinguiamo: la dislessia (difficoltà nella decodifica di un testo), la disortografia (difficoltà nella codifica fonografica e ortografia), la disgrafia (difficoltà grafo-motorie), la discalculia (difficoltà legate al calcolo numerico). Possono emergere singolarmente o cumulativamente. Prima della legge 170/2010 venivano affiancati ai ragazzi con DSA degli insegnanti di sostegno, questo è un grave errore perché questi studenti non hanno problemi a livello cognitivo.

Come si concilia la didattica a distanza con queste problematiche? Quali strumenti potrebbero essere utili per agevolarli?

La legge prevede degli strumenti compensativi: per la lettura si utilizzano software con sintesi vocale, per l’ortografia si sfruttano pc o tablet con correzione ortografica, per la grafia esercizi psico-motori e per i calcoli numerici la calcolatrice.
Con la didattica online le cose cambiano, i più grandi utilizzano il computer e i più piccoli necessitano della collaborazione dei genitori. Dovrebbe comunque essere garantita, da parte degli insegnanti, una costante didattica online per mezzo di piattaforme, non solo assegnando compiti da svolgere a casa, ma anche permettendo agli alunni un confronto in tempo reale attraverso video lezioni.

Come si è declinata alla problematica degli studenti con DSA la didattica a distanza a livello universitario?

Tutte le università hanno creato un sistema di tutoraggio specializzato al quale gli studenti possono rivolgersi. La nostra università ha predisposto almeno quattro tutor, ma ogni docente può essere contattato per studiare insieme allo studente le modalità d’esame più consone. Durante gli esami, alcuni studenti hanno diritto a mappe concettuali, oppure, in caso di esami scritti, a un 30% in più di tempo per lo svolgimento.

Crede che la scuola italiana sia stata capace di realizzare pienamente queste modalità di didattica?

Il ministero ha fatto grandi cose per gli insegnanti, un esempio sono i corsi di formazione per le modalità di didattica da predisporre con gli studenti con DSA, dal 2011 sono stati fatti almeno tre master. Possiamo dire che abbiamo docenti preparati sotto questo punto di vista, ma è pur vero che non tutti “si staccano” dalle loro modalità di valutazione.

Quali potrebbero essere i pro e i contro di questa modalità di didattica per gli alunni con DSA?

Uno dei pro è stato sicuramente che tutti gli studenti, senza distinzione tra quelli con DSA e non, hanno lavorato al computer. Tra i contro c’è la problematica del poter dare più tempo al ragazzo per lo svolgimento di un esercizio e quello legato alla riduzione del quantitativo d’attenzione di quest’ultimo in quanto al pc si crea uno stress visivo maggiore e non c’è l’interazione interpersonale con l’insegnante che per questi ragazzi è davvero un elemento importante.

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