Da diverbio a collaborazione tra la casa di Dio e il Governo Italiano

Il giorno 31 Gennaio 2020 il Governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza a causa del tanto temuto virus, denominato COVID-19, che ha preso piede dapprima in Cina o meglio a Wuhan, fino a diffondersi nel resto del mondo. L’allarme ha portato il Governo ad emanare una serie di decreti che hanno previsto restrizioni, divieti, ambiguità ed accortezze da parte del mondo ecclesiastico e della Conferenza episcopale italiana come una possibile violazione della libertà di culto in ossequio al tema dei diritti costituzionali e più correttamente della libertà di culto.

Libertà religiosa nella Costituzione

Infatti dobbiamo ricordare che la libertà religiosa costituisce un diritto pubblico inviolabile, si sviluppa con l’affermazione del principio di laicità dello Stato e trova la sua massima espressione nei documenti costituzionali sin dalla fine del Settecento, oltre che nelle dichiarazioni internazionali e sovranazionali dei diritti. Se ci si sofferma sulla Costituzione del 1948, le disposizioni inerenti alla libertà in questione si concentrano tra gli articoli 19 e 20 nei quali è sancito che tutti hanno il diritto di professare la propria fede ed esercitare il culto, sia in privato che in pubblico e che non possono esserci limitazioni legislative al carattere ecclesiastico di un’associazione o di un’istituzione.

CEI e Governo Conte

Di fronte a tale diritto sancito dalla Costituzione, si sono registrati momenti di tensione tra la CEI ed il Governo Conte, specie in seguito al decreto che prevedeva la prosecuzione del divieto di celebrare le Messe con la partecipazione dei fedeli, per un ulteriore periodo di tempo. Ciò ha innescato un duro disaccordo dei Vescovi, che si sono appellati ad una violazione del diritto di culto, tant’è che la Conferenza ha affermato che dovrebbe essere compito del Comitato scientifico e della Presidenza del Consiglio dare indicazioni ai cittadini in merito a ciò che riguarda la sanità e di lasciare alla Chiesa l’autonomia di organizzare la vita della comunità cristiana ma pur sempre nel rispetto delle dovute misure precauzionali. Così per molti e soprattutto per coloro che appartengono al mondo ecclesiastico, è stato difficile comprendere la possibilità di un ritorno in fabbriche, aziende, negozi commerciali, parchi e giardini e non nella “Casa di Dio”, perché quest’ultima può essere un aiuto per le persone meno abbienti e fortunate, dando l’opportunità di rifugiarsi, cercando conforto e speranza, nelle parole del celebrante. Un primo spiraglio di luce, in questo periodo che ha fatto sentire sola la Chiesa, è stato rappresentato dai nuovi mezzi di comunicazione, che permettono ai fedeli di leggere testi biblici, di commentarli e di far riflettere chi sta attraversando un periodo di grande sconforto.

18 Maggio 2020: cosa cambia?

In un secondo momento a partire dal 7 Maggio, si è intrapreso un percorso di collaborazione che ha visto protagonisti il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno ed il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e ha portato, alla sottoscrizione del protocollo riguardante la ripresa graduale delle celebrazioni liturgiche con il popolo, in risposta alle vicissitudini della “Casa di Dio”. Tale protocollo che è entrato in vigore il 18 Maggio, prevede tutte le necessarie misure di contenimento che devono essere rispettate dal singolo fedele per la giusta gestione dell’emergenza epidemiologica del COVID-19, come per esempio il divieto di assembramento, il distanziamento sociale, l’uso di mascherine, la presenza sul luogo di culto di igienizzanti, il divieto dello scambio della pace, il divieto della presenza del coro, la sanificazione della chiesa e di tutto ciò che ne è pertinente. Nonostante oggi la società italiana stia conoscendo un rapido cambiamento che porta a possibili rischi per la libertà religiosa, sono notevoli gli sforzi che vengono effettuati per salvaguardare tale diritto.

Martina Gattabuio

Ciao, sono Martina Gattabuio, sono nata a Frosinone il 30 Marzo e sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Oltre alla dedizione per lo studio, lavoro come comparsa in film e fiction ed inoltre mi piace occuparmi di moda. Ho deciso di entrare a far parte della famiglia di “Aiko” grazie ad una mia amica e posso dire che mi ha fatto scoprire un’arte,per me nuova, che è lo scrivere. Scrivere per me significa rilassarsi, passare del tempo con sé stessi, documentarmi ed essere sempre al passo con tutto quello che succede nel mondo. È un’esperienza che consiglierei a tutti!

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