Covid e paesi poveri: il vaccino non è un privilegio

 Tra le notizie che ora più che mai fanno parte del nostro quotidiano, c’è sicuramente la scoperta e la successiva diffusione del vaccino contro il Covid-19. L’inizio della vaccinazione di massa negli Stati Uniti e in Europa ha portato al momento a un cauto ottimismo. Tuttavia, questo scenario non tiene conto di un fattore fondamentale. Secondo un rapporto di Oxfam e Amnesty International, in più di 67 Paesi a basso reddito, nove abitanti su dieci rischiano di non avere accesso al vaccino.

I motivi del rischio

Le ragioni legate a questa difficoltà non stupiscono. Più della metà delle dosi sono state vendute e acquistate dai Paesi più ricchi dove, però, risiede meno di un sesto della popolazione complessiva mondiale. La problematica principale risiede nel prezzo eccessivo del vaccino. Questo calcolando soprattutto le basse temperature a cui questo deve essere conservato e che, peraltro, aggiungono ulteriori difficoltà e costi.

I numeri e le percentuali

Il totale dei casi di contagio da coronavirus confermati in Europa ha recentemente superato i 20 milioni. Le dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, approvato dal Regno Unito, sono andate per il 96% all’Occidente che si è trovato nelle condizioni di acquistarlo. Il vaccino Moderna, che ha un’efficacia pari al 95%, sarà distribuito secondo lo stesso criterio. Per questo, gli esperti hanno analizzato gli accordi raggiunti in tutto il mondo con le aziende produttrici degli otto vaccini più prossimi alla commercializzazione.

Tra gli altri, i Paesi più a medio-basso reddito sono Kenya, Nigeria, Ucraina, Afghanistan, Guinea, Ruanda e Capo Verde. Di contro, troviamo altri Paesi che hanno acquistato dosi quasi spropositate del vaccino. Il Canada si è assicurato dosi sufficienti a vaccinare la propria popolazione quasi 5 volte e l’intera Unione europea 2,3 volte. In conclusione, nonostante le disuguaglianze a cui siamo abituati, e che anche in questo caso non hanno perso occasione di venir fuori, e sebbene Oxford-AstraZeneca abbia fornito il 64% delle sue dosi solo ai Paesi in via di sviluppo, il numero di abitanti che potrà essere vaccinato risulta davvero esiguo.

La People’s Vaccine è una possibile soluzione

La People’s Vaccine, un’agenzia che si occupa di povertà, ha chiesto a tutte le società farmaceutiche che lavorano sui vaccini di condividere apertamente la loro tecnologia e proprietà intellettuale attraverso il pool dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Possibilità, questa, che porterebbe a un grande aumento effettivo di dosi, si parlerebbe addirittura di miliardi in aggiunta, e che, inoltre, faciliterebbe la disponibilità e l’accesso al vaccino per i più bisognosi senza riscontrare problematiche di alcun genere.

Giulia Prosperi

Mi chiamo Giulia, sono nata a Roma e sono iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione, giornalismo. Per ora, la mia vita è incentrata sullo studio. Amo leggere di tutto, dall'etichetta sul pacco di biscotti ai grandi libri; ma soprattutto amo scrivere e amo la facoltà che mi ha permesso di farlo. Sono innamorata dell'informazione come unico, vero strumento contro l'ignoranza e come miglior mezzo di sfogo. Far parte di una redazione come questa può sembrare un piccolo passo ma, per me, è un inizio perfetto.

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