Il linguaggio dei giornalisti nel Vaticano: intervista alla giornalista Manuela Tulli

Per questo primo numero della nuova serie di Aìko, vi proponiamo un’intervista a Manuela Tulli – una professionista con oltre trent’anni di lavoro giornalistico alle spalle- che ci guida alla scoperta del linguaggio dei giornalisti nel Vaticano e della figura professionale del vaticanista.

Com’è strutturata la Sala Stampa vaticana?

La sua sede fisica si trova a Via della Conciliazione. La Sala Stampa è un luogo aperto anche ai giornalisti esterni, che devono ricevere delle specifiche autorizzazioni ad accedervi, una richiesta di accredito da parte del Direttore della loro testata, anche per quanto riguarda i singoli eventi. Oltre agli spazi dedicati al lavoro dei singoli giornalisti è presente nella sede anche un’area comune per le conferenze stampa, una sala dedicata a Papa Giovanni Paolo II.

Soprattutto nell’ultimo secolo, i Papi si sono cimentati nell’utilizzo dei social media: da Papa Pio XI che nel 1931 inaugurò la Radio Vaticana a Papa Benedetto XVI che scrisse il primo messaggio su Twitter e Paolo VI che creò la Sala Stampa Vaticana. In che modo il messaggio del Papa può tradursi nella velocità dell’informazione di oggi, e com’è l’assetto attuale della comunicazione istituzionale vaticana dopo la riforma voluta da Papa Francesco?

Tutti i giorni la Sala Stampa vaticana diffonde l’agenda, i discorsi e le decisioni del Papa: c’è una costante informazione. Con la riforma è stato dato un ruolo maggiore ai laici ed è stata fatta un po’ di razionalità nelle varie istituzioni precedentemente separate tra loro. I media, Vatican News, Osservatore Romano, Radio Vaticana…sono raggruppati e rispondono tutti al Dicastero della Comunicazione (a capo del quale risiede Paolo Ruffini, giornalista laico).

Come si raccontano le encicliche e gli altri documenti scritti dal Papa?

Si raccontano come qualsiasi altro documento: che sia una legge, una sentenza, il racconto di un film. Bisogna leggere tutto e trovare la notizia che può interessare i lettori, rimanendo fedeli allo spirito che ha mosso la stesura di quel documento.

Secondo uno studio l’84% dei vaticanisti si definisce cattolico ed il 60% dice che la propria formazione religiosa incide sulla pratica della professione*. Nella Sua esperienza, Lei ritiene che la Sua formazione abbia inciso sul Suo ruolo di corrispondente in Vaticano?

Nel caso dell’informazione religiosa non è assolutamente necessario essere cattolici. Io ad esempio lavoro per l’ANSA, che è un media laico: se Papa Francesco fa un’omelia a me può anche interessare personalmente, ma ne scrivo per l’ANSA solo se dice qualcosa che può interessare i nostri lettori.

Circa il 40% trai giornalisti accreditati in permanenza presso la Sala Stampa Vaticana si occupa esclusivamente di Chiesa Cattolica e di temi religiosi; gli altri coprono il Vaticano a tempo parziale**. Secondo Lei, il vaticanista si dovrebbe occupare esclusivamente di temi religiosi oppure il ruolo di corrispondente in Vaticano può non essere il primo lavoro per un giornalista?

Io ho fatto esperienze diverse prima di arrivare ad occuparmi di Vaticano e non escludo che ne farò altre in futuro. Un giornalista per me deve sapere occuparsi di qualunque ambito di interesse del proprio giornale. Per quanto riguarda però il Vaticano è richiesta una conoscenza dei meccanismi interni alla Chiesa… basti pensare al fatto che c’è un diverso diritto, il diritto canonico! È anche necessario conoscere i linguaggi, la storia. Come in ogni settore non dobbiamo mai smettere di studiare.

* I dati in questione fanno riferimento agli studi del sacerdote Frederick N. Kairu, esposti nella sua tesi di dottorato in comunicazione sociale presentata presso la Pontificia Università di Santa Croce nel 2003.

Francesca Belperio

Romana, classe ’01. Sono una giovane giurista con una passione per il giornalismo e i pinguini. Sogno di vivere a New York e nel frattempo mi cimento nel teatro, nella danza e nel campeggio. Determinata, ottimista, riflessiva: il mio motto? “Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”.

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