25 novembre: stop al femminicidio in Italia

Il 25 novembre scorso in tutta Italia si sono svolte manifestazioni ed eventi per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma nonostante la continua sensibilizzazione sull’argomento la violenza sulle donne sussiste e persiste. Sono oltre 100 i casi di femminicidio in Italia nel 2021 che hanno visto una donna perdere la vita: in un 87% l’aggressione si è manifestata all’interno delle mura domestiche o da parte dell’ex coniuge o ex partner. Le statistiche ci spiegano con quanta facilità gli atti persecutori subiscano un’evoluzione nei confronti di queste vittime: nella quasi totalità delle situazioni la conseguenza è il femminicidio e sporadicamente il suicidio del carnefice. Capita poi, che questa forma di violenza si estenda anche ai figli delle donne, quasi per fare torto a queste ultime. Così facendo una madre di famiglia viene uccisa due volte: la prima facendo del male alla prole; la seconda perdendo la vita.

I casi in Italia

Lucia Massimo, donna di 70 anni uccisa con corpo contundente dall’ex marito, un carabiniere in pensione che successivamente all’aggressione si è lanciato dal balcone, non capace di convivere con il peso di aver ucciso quella che un tempo era la sua amata.
Mina Safine, nel Bresciano, bruciata viva durante la notte, unico indagato su cui la magistratura sta incentrando le indagini è il marito, 55enne di origine marocchina. Ad incastrarlo la chiamata ai soccorritori della donna in fin di vita: “Mio marito mi ha bruciato, chiamate l’ambulanza per favore. Io sono bruciata per favore”. La donna muore dopo 3 settimane di agonia al Villa Scassi di Genova.
Elena Casanova, 49 anni, madre di un figlio di 17. Uccisa a martellate dall’ ex compagno, durante il rientro dal lavoro. A dare l’allarme i vicini, sentendo le grida strazianti d’aiuto. L’omicida all’arrivo dei Carabiniere avrebbe dichiarato: “L’ho uccisa, l’avevo detto che l’avrei fatto e  l’ho fatto”. Parole piene di freddezza e di premeditazione.

I moventi

Questi sono solamente alcuni dei 100 casi e più, che solo nel 2021 sono stati protagonisti di tg e quotidiani. I moventi sono di vario genere: possono essere motivi di confessione religiosa, di lite, economici, affidamento dei figli, tradimenti e tanto altro ancora che come comune denominatore hanno della mera violenza esercitata in maniera ingiustificata. L’unica colpa delle vittima è quella di essere donna e di non voler più avere nulla a che fare con i propri carnefici. Spesso le vittime sono soggette a traumi psicologici, fisici e a persecuzioni prima di sfociare nell’azione che cagiona loro la morte.

La pandemia

Il periodo di pandemia causata dal Covid-19 purtroppo sembrerebbe aver alimentato questa ingiustificata forma di sopruso. Le statistiche segnalano un aumento delle vittime di femminicidio con una riduzione del numero di segnalazioni alle Autorità competenti.
In particolar modo facendo riferimento al periodo dei primi lockdown, sembrerebbe che la “convivenza forzata” abbia in qualche modo limitato la capacità di denunciare. Spesso le donne giustificano tale omissione dichiarando di non avere altro posto dove andare e tali problematiche sono andate ad aggravarsi con l’aumento dei contagi. Sicuramente questa è una delle conseguenze che il Coronavirus ha portato con sè, ampliando ulteriormente i casi sia di percosse sia di femminicidio non denunciati.

“Codice Rosso”

La normativa di riferimento la possiamo individuare nel c.d. “Codice Rosso”, colore che manifesta la gravità e purtroppo l’espandersi di questa tipologia di maltrattamenti che negli ultimi mesi è stata anche al centro di discussioni. Con la riforma sul processo penale, entrata in vigore il 19 ottobre 2021 si è ampliata l’estensione della fattispecie in questione anche ai casi di delitti tentati e omicidio tentato. Il legislatore ha voluto giustificare la ratio della riforma nel voler dare maggiore tutela sia alle vittime di violenza domestica, sia alle vittime di genere. Tutto ciò nell’ulteriore tentativo di evitare che cavilli giuridici e processuali lascino passare impunito il reo di questa categoria di delitti.

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