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‘La zona d’interesse’: un muro simbolo di divisione

“La zona d’interesse” del regista Jonathan Glazer è sicuramente uno dei film più acclamati dell’anno: è il racconto del dramma dell’Olocausto senza mai mostrarlo direttamente. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo del 2014 di Martin Amis, il film offre uno sguardo penetrante nella vita di una famiglia apparentemente felice, che vive in una villetta con un giardino fiorito e una piscina. Una villetta confinante, però, con un muro: quello del campo di concentramento. 

La trama

La pellicola, ambientata negli anni Quaranta, segue le vicende della famiglia Höss: c’è il capofamiglia Rudolf (Christian Friedel), sua moglie Hedwig (Sandra Hüller), e i loro figli. Mentre Rudolf si dedica al lavoro d’ufficio, Hedwig prende il tè con le amiche, e i bambini vanno in bicicletta. Tutto sembra normale: tra gite in barca, scampagnate in compagnia e cura del giardino. Nulla di visibilmente “mostruoso”, se non fosse che Rudolf è il comandante del campo di concentramento di Auschwitz e che al di là del muro migliaia di persone vengono deportate e uccise.

Il nome del film fa proprio riferimento alla zona d’interesse (interessengebiet) intorno al campo di Auschwitz, in Polonia: nome che le SS diedero, nel 1941, a un’area di circa 40 chilometri quadrati, che comprendeva Auschwitz I, Auschwitz II (Birkenau), e alcuni sottocampi.

Il suono 

Il protagonista principale della pellicola è il suono, che permette agli spettatori di far capire cosa sta succedendo oltre il muro. Infatti, mentre la vita delle famiglie scorre tranquilla, in sottofondo si sentono spari, urla e il tintinnio delle catene. Ma un rumore in particolare continua, a volte impercettibile, per tutta la durata del film: è la fabbrica in cui bruciano gli ebrei. 

Questo rumore è stato poi amplificato dalla colonna sonora della compositrice Mica Levi, portando l’orrore dentro le orecchie dello spettatore. 

La banalità del male 

“La zona d’interesse” mette in luce, in modo crudo e spietato, la banalità del male, mostrando come l’orrore e la depravazione possano radicarsi nella normalità quotidiana. Attraverso i suoi personaggi e le loro azioni, il film ci costringe a confrontarci con la parte più oscura della natura umana e a riflettere sulle conseguenze devastanti della nostra capacità di compiere atti malvagi senza alcuna remora morale. Tutti sembrano inconsapevoli di quanto avviene a poca distanza da loro, ciechi o indifferenti all’orrore che ogni giorno si consuma oltre il muro. 

Claudia Menditto

Studentessa di scienze della comunicazione con indirizzo giornalismo. Ambiziosa e determinata. Amante di musica, sport, viaggi e serie tv.

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