Crash Test “Maschilisti”, arriva manichino donna

In caso di incidente stradale, le donne hanno maggiore probabilità di morire o di rimanere gravemente ferite rispetto agli uomini. Un’indagine americana condotta sui crash test ha confermato questa teoria già diffusa, ma finora priva di evidenze scientifiche. 

Più precisamente, una donna ha il 17% in più di probabilità, rispetto ad un uomo, di perdere la vita in un incidente stradale; così come il rischio di rimanere intrappolata nell’automobile a seguito dell’impatto è più del doppio, il 73%. Si tratta, come hanno sottolineato gli esperti, dell’ennesimo caso di disparità di genere. Oltre a fornire dati significativi, lo studio ha individuato la radice del problema: i crash test

Il Gender data gap

Il National Center for Biotechnology Information americano, che ha curato la ricerca, ha elaborato i dati forniti dal Trauma Audit and Research Network, prendendo in esame tutti gli incidenti stradali (di cui 16mila mortali) avvenuti in Inghilterra e in Galles nel corso del 2021. I risultati dell’indagine, riportati dal quotidiano inglese The Guardian hanno evidenziato la necessità di introdurre dei crash test più accurati, e soprattutto inclusivi. I manichini che vengono impiegati nelle simulazioni di incidenti stradali non solo risalgono agli anni ’70, ma non tengono conto della diversità antropomorfica tra uomo e donna. Secondo lo studio, il manichino che dovrebbe simulare il corpo-medio di un guidatore femmile si dimostra in realtà una versione ridotta di quello maschile (149 cm e un peso di 48 kg), che può, al massimo, rispecchiare le proporzioni di una ragazzina di 12 anni.

In inglese questo problema viene definito con il nome di gender data gap, ovvero il “divario di genere legato alla mancanza di dati a disposizione”. La raccolta di dati è, infatti, un processo fondamentale in una società come la nostra, sempre più dipendente dalla tecnologia. Ci si aspetta allora che il modo in cui i dati sono raccolti e processati non sia soggetto ad alcuna discriminazione di genere, soprattutto in materia di sicurezza. Peccato che la realtà dei fatti sia ben diversa: “È assolutamente inaccettabile. Quello che stiamo rilevando dagli studi più recenti è che la protezione nel caso di incidente non è uguale, non c’è parità“, ha dichiarato il direttore esecutivo del Center for Auto Safety, Jason Levine. Ad inserirsi nel dibattito è anche la società statunitense Humanetics, il principale produttore mondiale di manichini, il cui Ceo, Christopher O’Connor, ha ammesso, durante un’intervista rilasciata alla BBC, che sebbene “la sicurezza abbia fatto passi in avanti in modo significativo negli ultimi 40 anni, non ha realmente tenuto conto delle differenze tra un maschio e una femmina”. O’Connor giunge dunque alle medesime conclusioni per cui “non puoi avere lo stesso dispositivo per testare un uomo e una donna, quindi bisogna lavorare attivamente per colmare il gap”.

In Svezia arriva il primo manichino donna 

La Svezia, che si colloca alla quinta posizione del Global Gender Gap Report 2022, ancora una volta si dimostra attenta al tema della parità di genere. Dopo la campagna di sensibilizzazione intrapresa dal gruppo Verity (Vehicle Equity Rules in Transportation) Now, nato proprio per richiedere aggiornamenti sulle normative e sui crash test, un gruppo di ingegneri svedesi a Linköping ha accolto la sua richiesta. In particolare, il merito è di Astrid Linder, ingegnera e ricercatrice, che per il suo eccezionale contributo nel campo della “sicurezza dei veicoli a motore” ha ricevuto il premio EU Champions of Transport, e il riconoscimento da parte del governo USA di “eccellenza dell’ingegneria della sicurezza”. “Le donne sono in media più basse e più leggere dei maschi. Hanno diverse forze muscolari e differenze sia nella forma del busto e nel baricentro sia nel contorno dei fianchi e del bacino. Per questo motivo rispondono fisicamente in modo diverso in un incidente d’auto”, ha spiegato la Linder, sottolineando la necessità sostanziale di un regolamento che “vada di pari passo con la società”.

Rossella Di Gilio

Classe 99, lucana. Studio Marketing & Digital communication. Determinata, curiosa, con la risposta pronta e la passione per il giornalismo.

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