Eutanasia, la parola agli esperti. Intervista a Laura Palazzani

L’eutanasia è un tema difficile da affrontare ma allo stesso tempo interessante e profondo. A questo proposito rivolgersi a un esperto è più che consigliato. Come redazione quindi, abbiamo deciso di intervistare e chiamare in causa un’esperta in questi temi: Laura Palazzani la docente Lumsa è membro del Comitato Nazionale per la Bioetica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dal 2002, dal 2008 ne è Vicepresidente e dal 2019 Vicepresidente vicario.

È componente dell’European Group on Ethics in Science and New Technologies presso la Commissione Europea dal 2010 inoltre è membro del Comitato internazionale di Bioetica presso l’Unesco dal 2016 ed è rappresentante della delegazione italiana presso il Comitato di Bioetica del Consiglio d’Europa inoltre dal 1999. 

Attualmente è professoressa ordinaria di filosofia del diritto ed insegna presso il corso di laurea di Giurisprudenza dell’Università LUMSA filosofia del diritto e biogiuridica.

Che cos’è l’eutanasia?

”Non è facile dare una definizione di eutanasia condivisa. Sul piano etico l’eutanasia indica ogni azione e omissione che per sua natura e nelle sue intenzioni anticipa la morte allo scopo di alleviare la sofferenza. E’ una definizione generale che necessita di ulteriori specificazioni sul piano bioetico per meglio definirla sul piano casistico. A livello giuridico l’eutanasia è la somministrazione di farmaci letali da parte del medico ad un paziente inguaribile con sofferenza insopportabile che lo richiede.”

In quali Paesi l’eutanasia è legale?

”Ad oggi alcuni Stati degli USA, Canada, Colombia, territori del Nord Australia. In Europa: Olanda, Belgio, Lussemburgo, recentemente la Spagna. In Portogallo è stata approvata dal Parlamento ma sospesa dalla Corte costituzionale.”

Qual è la situazione in Italia?

”In Italia l’eutanasia è illecita e punita implicitamente dall’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente). La Corte costituzionale con la sentenza 242/2019 ha chiesto al Parlamento di legiferare ammettendo il suicidio assistito, a seguito del caso di dj. Fabo, limitatamente a pazienti consapevoli, con malattie inguaribili, sofferenza insopportabili, e ‘attaccati ad una macchina’ (ossia con presidi tecnologici che li mantengono in vita, quali alimentazione e nutrizione assistita e ventilazione artificiale).

La Corte esige alcune condizioni specifiche: un controllo dei medici, la pratica nel servizio sanitario nazionale nell’ambito del servizio pubblico, la verifica che sia offerta la possibilità della palliazione, la valutazione di un comitato etico territoriale e prevede la possibilità della obiezione di coscienza. Al momento sono in discussione 4 progetti di legge per la legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito e 1 progetto di legge che ne prevede il divieto.”

Che differenza c’è tra suicidio assistito e eutanasia?

”L’eutanasia prevede la somministrazione attiva e diretta del medico al paziente di un farmaco letale. Il suicidio assistito prevede che il medico prescriva un farmaco letale e aiuti il paziente nel suicidio: ma il paziente si dà la morte da solo.

Nei casi di pazienti paralizzati e ‘attaccati ad una macchina’ è possibile anche con la ‘suicide machine’ come nel caso di dj. Fabo: solo premendo un bottone si attiva una macchina predisposta per iniettare il veleno nel paziente: ma l’atto che porta alla morte deve essere attivato dal paziente e non dal medico. Ci sono analogie e differenze: sono entrambi atti che anticipano la morte; nel caso dell’eutanasia è un atto diretto del medico, nel suicidio assistito un atto indiretto.”

Quali sono i rischi e quali i vantaggi?

”I vantaggi dell’introduzione di eutanasia e suicidio assistito sono sostenuti dai libertari che esaltano la autodeterminazione del morire e gli utilitaristi che ritengono che con scarsa qualità la vita non sia degna di essere vissuta. 

Nella visione che mette al centro la dignità intrinseca della vita umana, che io condivido, non ci sono vantaggi nell’introdurre eutanasia e suicidio assistito, anzi molti rischi: il rischio di non proteggere e assistere adeguatamente condizioni di vita, quelle inguaribili e sofferenti, dalla loro vulnerabilità e fragilità mediante adeguate cure palliative che possono accompagnarli in modo umano ‘nel’ morire; il rischio di un ‘pendio scivoloso’ che porti la società a considerare tutti i pazienti inguaribili e sofferenti come persone non degne di essere curate e assistite, anche coloro che non lo chiedono; il rischio di stravolgere il ruolo del medico che userebbe la sua competenza non per curare ma per provocare la morte.”

In che modo la Chiesa si pone riguardo questi temi?

”La Chiesa cattolica è contraria in modo assoluto all’eutanasia in quanto atto non rispettoso della sacralità della vita umana; la vita è donata all’uomo e l’uomo non ne può disporre in modo arbitrario. E’ considerata una ‘minaccia’ al riconoscimento del valore della vita umana: bisogna sempre ‘stare accanto’ e non ‘abbandonare’ il malato, ma attivare tutto quanto è possibile anche oltre la dimensione biomedica, includendo la dimensione psico-sociale e spirituale, alleviando il dolore, la sofferenza, ed evitando la solitudine. Sono ritenute gravemente ingiuste le leggi che legalizzano l’eutanasia o il suicidio assistito: si tratta di leggi che contraddicono lo stesso significato del diritto che dovrebbe tutelare le condizioni per la vita e la libertà umana nella coesistenza sociale. Questa posizione è espressa in molti documenti. Recentemente nella lettera Samaritanus Bonus (2020).’

Non legalizzando l’eutanasia si rischierebbe il cosiddetto ”turismo eutanasico”?

”Non è un rischio, in quanto i Paesi che hanno legalizzato l’eutanasia hanno inserito la clausola di residenza. Rimane solo per il suicidio assistito in Svizzera, che ammette anche per non residenti in cliniche private.”

Il caso di Dj Fabo è stato importante per smuovere le coscienze e la politica a riguardo?

”Spesso i casi resi visibili attraverso i media smuovono il dibattito pubblico su molti temi di bioetica. Il caso dj. Fabo ha certamente aumentato il dibattito, già presente in Italia da anni, sul tema. Il Comitato Nazionale per la Bioetica si è pronunciato con un documento (luglio 2019), la Corte costituzionale si è espressa e la questione ora è al centro della discussione politica parlamentare, alla ricerca di una difficile mediazione tra posizioni fortemente contrastanti oggi sul piano bioetico.”

Antonio Giulio Maria Fodaro

Scrivo per necessità, con tutto me stesso. Amo la vita, la musica e i lunghi viaggi. Credo nella bellezza, da ricercare nell'arte e dentro l'uomo.

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