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Amministrative: voto si, voto no. Ecco perchè

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”Recita così un articolo fondamentale della nostra Costituzione, il numero 48 per la precisione, che difende il diritto al voto.

La domanda che ci poniamo oggi è questa: quanto, noi giovani, sentiamo nostro questo diritto? Questa possibilità di prendere parte al cambiamento attraverso l’espressione di un voto?

Nelle ultime elezioni Amministrative tenutesi nella città eterna, meno di un elettore su due si è recato alle urne. A livello nazionale il quadro muta anche se di poco: l’affluenza alle elezioni amministrative 2021 alle ore 23 è al 41,65% secondo i dati del Viminale, mentre alle precedenti elezioni del 2016 l’affluenza alle 23 era stata del 61,49%

Il vero sconfitto in queste elezioni amministrative dell’ottobre 2021 sembrerebbe la capacità della politica di dare rappresentanza alle domande del corpo sociale. Come ne offre palese dimostrazione il dato che la metà degli elettori non ha ritenuto opportuno recarsi alle urne. Perchè siamo rimasti a casa? Quali sono i motivi per cui sentiamo la politica come qualcosa che non ci riguarda? Come mai la politica non riesce a comunicare con una larga fetta della popolazione? Ecco il parere di alcuni studenti universitari della Libera Università Maria Santissima Assunta per avere un quadro più chiaro sulle ragioni che avvicinano o allontanano i Millennial dal voto.

Cristina, studentessa di Giurisprudenza

“Anche a queste elezioni amministrative ho espresso il mio voto, credo sia giusto dal punto di vista etico e non solo, la democrazia è preziosa e non possiamo darla per scontata. Il diritto di voto è una delle forme di libertà individuale più importanti che abbiamo e una delle massime forme d’espressione democratica. Votare per me significa anche responsabilità, prendere parte a un cambiamento politico e culturale che investe soprattutto le nuove generazioni. Senza elettori non c’è democrazia, se non si va a votare a quale forma di governo implicitamente stiamo dando il nostro appoggio? “

Andrea studente di Economia

“Personalmente a queste elezioni amministrative non sono andato a votare, avevo molta sfiducia e poca percezione dei programmi elettorali. Sicuramente non mi sento raggiunto dalle Istituzioni, dalle campagne politiche che risultano poco chiare e divengono meri spam pubblicitari, dove non vedi il programma ma solo volti e promesse (molto spesso disattese). Ho visto questo trend di assenteismo anche fra i miei amici, colleghi e tra persone più adulte. Anche questo clima di sfiducia condiviso ha fatto sì che non andassi a votare Persiste e mi rendo conto sia davvero grave: una disaffezione al voto fra le nuove generazioni, probabilmente perché la politica si è rivolta davvero in maniera esigua a noi giovani ”.

Gianluca studente di Scienze Politiche

“Perché non votare? Propongo una domanda diversa ossia: “Perché farlo?”. Premettendo che viviamo in un momento storico difficile a causa del Covid-19. Tutto ciò porta una serie di difficoltà a carico della popolazione mettendo in secondo piano la necessità o il dovere di votare. Il concetto di democrazia si è perso negli anni, abbandonando le virtù tipiche dei probiviri e dando sempre più spazio all’economia e alle mere formalità. Non dobbiamo dimenticare la moltitudine di processi che hanno reso i nostri politici spesso “protagonisti” di reati di corruzione, di scandali e nel peggiore dei casi di collegamenti con la criminalità organizzata. Spesso a conclusione di elezioni si manifesta, non tanto la volontà degli amministrati nello scegliere un “governante”, ma il complesso meccanismo di coalizioni, alleanze, accordi. I vari partiti politici pur di ottenere la c.d.d. “poltrona” scendono a patti col “nemico” e professano principi anche contrari alle proprie idee “.

Luisa studentessa di Comunicazione

“Ho votato a queste ultime elezioni amministrative, e farò lo stesso al ballottaggio. Andare alle urne è, quindi, un modo per esprimere il proprio “essere cittadino”: far parte di una collettività, assumersi delle responsabilità ed il voto è una di queste. Penso che la disaffezione dei giovani dalla politica si nutra di uno specifico motivo generazionale, in una società che nei loro confronti molto promette e poco offre. Come non essere disorientati o disillusi politicamente in una stagione (ormai troppo lunga) in cui i giovani vengono considerati continuamente come l’anello debole della nostra società, data la precarietà che avanza. Ci sono molti giovani che scelgono invece di partecipare alla vita politica, proprio per prendere parte alla costruzione attiva del proprio futuro. La nostra  generazione è attenta ai problemi legati al bene comune, ha una spiccata sensibilità ecologica, auspica maggiore giustizia sociale ed è disponibile a impegnarsi in manifestazioni, campagne di sensibilizzazione, e spesso attività di volontariato.


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