Mozambico, orrore senza fine e strage di bambini

Quasi 670mila sono le persone fuggite fino ad oggi dal Mozambico, dalla provincia settentrionale di Cabo Delgado. La provincia ricca di giacimenti di gas e miniere di rubini, è oggetto del contendere tra multinazionali straniere, governo locale e Al- Shabaab.

Guerra silenziosa

Una guerra silenziosa si perpetua infatti dal 2017 con scontri tra le forze governative militari e gruppi fondamentalisti islamici (Al-Shabaab), che reclamano la sharia, e il possesso delle ricchezze della zona. In tre anni sono state uccise quasi 2.500 persone in maniera orribile; abusi, decapitazioni ed omicidi efferati sono prassi consuete dei jihadisti. Ma anche le forze governative sono accusate di crimini contro l’umanità. Infatti, per contrastare l’invasione jihadista nella regione il governo locale ha anche assoldato mercenari sudafricani, indagati per crimini di guerra: insieme hanno riposto agli attacchi senza esclusione di civili.

La denuncia di Save the Children: orrore sui bambini

La ONG Save the Children ha denunciato nel suo ultimo rapporto crudeltà, orrori, e morte anche a danno di bambini. L’organizzazione ha diffuso in internet immagini drammatiche e strazianti dei corpi dei piccoli bambini uccisi, denunciando la scarsa attenzione della comunità internazionale alla tragica situazione in cui versa il Mozambico. Per colpire l’attenzione la ONG ha anche diffuso il racconto di una madre che ha assistito alla tragica morte di suo figlio.  “Quella notte il nostro villaggio è stato attaccato e le case sono state bruciate… Quando tutto è iniziato, ero a casa con i miei quattro figli. Abbiamo cercato di scappare nel bosco ma hanno preso mio figlio maggiore di 12 anni e lo hanno decapitato. Non potevamo fare nulla perché saremmo stati uccisi anche noi”.

Un Paese molto complesso

L’orrore dei civili, in gran parte analfabeti, che vivono nei villaggi in totale povertà e scarsità di servizi sociali e sanitari, si scontra con l’amara contraddizione della ricchezza di risorse naturali del territorio. Purtroppo, l’ex colonia portoghese, cattolica al 56%, è un Paese molto complesso: esposto al terrorismo islamico dei gruppi di Daesh e di Al Qaeda; ad un governo fragile, incapace di annientare le scorribande degli insorti senza colpire civili e provocare danni a proprietà e infrastrutture; a una corruzione e una concussione dilagante che hanno prosciugato le finanze locali e fatto svanire il sogno di realizzare progetti di sviluppo.

Comunità internazionale intervenga

La denuncia delle morti anche dei bambini c’è stata, l’indignazione pure: mancano solo le azioni da intraprendere da parte della comunità internazionale per porre fine a tale scempio.

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