Clubhouse: il nuovo social alla conquista del web

Dopo la crescita esponenziale dell’uso di TikTok degli ultimi tempi, Clubhouse è il nuovo social alla conquista del web.

Si tratta di un’app nata nel 2020 da un’idea dell’imprenditore Paul Davison e dell’ingegnere Rohan Seth che in questi giorni è balzata agli onori delle cronache per i finanziamenti ottenuti da alcuni importanti fondi americani.

L’obiettivo di Clubhouse è molto semplice: favorire la conversazione tra gli utenti attraverso l’interazione vocale e in tempo reale. Un social fatto di voci, diverso da ciò che attualmente è  più in circolazione.

Come funziona?

Il principio su cui si fonda l’app è quello delle Room, stanze virtuali in cui avvengono le varie discussioni; chiunque sia iscritto può aprirne una e ne diventa, così, amministratore e moderatore. 

E’ possibile aprire una Room tramite tre modalità: Open, Social e Closed.

Una stanza open è una stanza aperta a chiunque, in quel momento, stia navigando nell’app; una stanza Social è visibile solo alle persone interconnesse (ad esempio, coloro che seguiamo); una stanza Closed è, come dice la parola stessa, chiusa, privata, accessibile solo a chi l’ha creata e a chi è stato invitato. 

Le prime due favoriscono un’aggregazione spontanea e virale di persone che vogliono discutere di un certo argomento. Inoltre, chi accede a una stanza pubblica, è inizialmente in muto, può solo ascoltare. Per sbloccare il microfono deve alzare la mano effettuando una richiesta, solo a questo punto il moderatore potrà concedergli il diritto di parola.

Chi può utilizzarla?

Al momento Clubhouse non è accessibile a tutti ma solo gli utenti Apple che hanno ricevuto un invito da un amico già iscritto. Le limitazioni in questione, secondo i creatori, sono date da una necessità di maggiore gestione del carico. In circa un anno, il servizio ha raggiunto più di due milioni di iscritti ma continua a ricevere numerosissime richieste di iscrizione grazie all’eco mediatica anche di utenti molto famosi.

La questione della privacy

Dal punto di vista della privacy, Clubhouse parte in vantaggio. Non c’è niente che sia scritto o visibile oltre all’icona del profilo e alla bio; inoltre, non c’è attualmente modo di registrare le conversazioni, scaricarle o condividerle.

Resta da capire se queste condizioni di sicurezza saranno permanenti nel tempo o se, raggiunti numeri ancora maggiori, cambierà qualcosa.

Questo potrebbe dipendere anche dal modello di business che si affermerà nel tempo;

da questo punto di vista, Clubhouse potrebbe far gola a marchi che lavorano sulla brand intimacy

Giulia Prosperi

Mi chiamo Giulia, sono nata a Roma e sono iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione, giornalismo. Per ora, la mia vita è incentrata sullo studio. Amo leggere di tutto, dall'etichetta sul pacco di biscotti ai grandi libri; ma soprattutto amo scrivere e amo la facoltà che mi ha permesso di farlo. Sono innamorata dell'informazione come unico, vero strumento contro l'ignoranza e come miglior mezzo di sfogo. Far parte di una redazione come questa può sembrare un piccolo passo ma, per me, è un inizio perfetto.

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