I sette anni di Mattarella e cosa ci aspetta dopo di lui

Il semestre bianco per Sergio Mattarella è iniziato lo scorso 3 agosto, data dalla quale il presidente della Repubblica alla fine del suo mandato di sette anni, non può sciogliere anticipatamente le camere.

L’articolo 88 della Costituzione stabilisce nel secondo comma che il presidente della Repubblica “non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”. 

Passaggi fondamentali del mandato di Mattarella

L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale è datata 31 gennaio 2015 – dopo essere stato candidato in seguito alle dimissioni di Giorgio Napolitano. 

Come presidente della Repubblica ha incaricato tre presidenti del consiglio, che hanno dato vita a ben quattro governi.

Il primo è stato Paolo Gentiloni, il 12 dicembre 2016, incaricato dopo consultazioni lampo; poi Giuseppe Conte il 31 maggio 2018, evitando le elezioni anticipate. Un anno dopo in seguito alla crisi di governo, Mattarella ha incaricato nuovamente Giuseppe Conte, il cui governo-bis è cominciato il 29 agosto 2019; infine il 3 febbraio 2021 ha conferito al premier attuale Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo governo in un momento delicato, dominato dalla pandemia e dalla crisi economica che ne è seguita.. 

Durante il suo mandato da capo dello stato si sono svolti tre referendum: quello abrogativo del 2016, tenutosi il 17 aprile e che non raggiunse il quorum, anche chiamato “referendum sulle trivelle”; e quello che bocciò le riforme costituzionali proposte dal governo Renzi il 4 dicembre 2016. Infine il referendum del 20-21 settembre 2020 per l’approvazione del testo di legge costituzionale recante modifiche agli articoli della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari. 

Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita, esercitando l’articolo 59 della Costituzione e riportando a 5 il numero di senatori a vita in Italia. 

Per quanto riguarda la nomina dei giudici della Corte costituzionale, regolata dall’articolo costituzionale 135, nel suo mandato ha nominato Francesco Viganò (febbraio 2018) e Emanuela Navarretta (settembre 2020). 

Ipotesi e previsioni

Ad oggi nessun partito ha i numeri per eleggere da solo il nuovo presidente della Repubblica, in quanto è necessaria per le prime tre votazioni la maggioranza dei due terzi degli elettori, che sono deputati, senatori e delegati regionali. Dalla quarta votazione basta invece la maggioranza relativa, ovvero la metà più uno. 

Di sicuro si esclude la possibilità di una seconda presidenza di Mattarella, in quanto il capo dello stato uscente ha dichiarato di essere contrario al doppio mandato del presidente della Repubblica, citando il 12 novembre scorso l’ex capo di stato Giovanni Leone che propose di introdurre la non rieleggibilità del Capo dello Stato.

Quanto al successore di Mattarella, un accordo tra le forze politiche sembra ancora lontano. Sono, tuttavia, già circolati diversi nomi, tutti autorevoli. Eccone alcuni: 

Mario Draghi: fin dalla sua nomina a premier è stato in cima alla lista dei papabili per il Quirinale. Diventando presidente della Repubblica ovviamente non sarebbe più a capo del governo e sarebbe necessaria o una nuova figura in grado di tenere la maggioranza fino al 2023, anno di fine della legislatura, o ci troveremmo davanti alla caduta del governo e dunque alle elezioni anticipate. 

Silvio Berlusconi: secondo alcuni esponenti di Forza Italia, il suo partito, avrebbe già ottenuto i voti di Italia Viva, eppure ci sono due grandi limiti a rendere la sua elezione poco probabile, l’età avanzata e la travagliata storia politica e giudiziaria. 

Giuliano Amato: anche per questo papabile candidato l’età avanzata potrebbe essere un limite, nonostante sia stato un nome già proposto per il Quirinale in quanto europeista e per la sua lunga esperienza da giudice costituzionale. 

Pierferdinando Casini: dalla sua parte ha l’età “giusta”, la lunga esperienza in politica e un’attitudine al centrismo che lo renderebbe una figura non divisiva e adatta ai compromessi.

Marta Cartabia: si tratterebbe della prima donna ad essere eletta presidente della Repubblica. In quanto attuale ministro della giustizia e presidente emerito della Corte costituzionale si tratterebbe di una figura istituzionale e di garanzia e dunque un nome papabile, nonostante la poca esperienza politica. 

Chiara Collinoli

Studio comunicazione e giornalismo, mi racconto attraverso la scrittura e la fotografia.

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