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Persepolis, il film d’animazione per capire la rivoluzione in Iran

Nel 2007 il film di animazione Persepolis — trasposizione dell’omonimo romanzo a fumetti  dell’iraniana Marjane Satrapi — vince il premio della giuria al Festival di Cannes. La pellicola, che riprende la vita della stessa autrice, a quasi vent’anni di distanza, è ancora oggi un punto di riferimento fondamentale. Essa, infatti, consente di ripercorrere non solo gli avvenimenti della rivoluzione islamica in Iran, ma permette anche di comprendere l’animo di un popolo che continua a manifestare e che ha conosciuto la delusione, la violenza istituzionale, nonché il dolore dell’espatrio. 

La tecnica di animazione e l’uso del bianco e nero

La pellicola, attraverso la tecnica d’animazione e l’utilizzo del bianco e nero, assume un linguaggio universale. Ed è proprio questo l’intento dell’autrice, come ha dichiarato in un’intervista del 2008. Da una parte, l’astrazione del disegno permette agli spettatori di ogni cultura e provenienza geografica di identificarsi direttamente con i personaggi, lasciando indietro i pregiudizi personali. Dall’altra parte, il bianco e nero stilizzato aiuta il pubblico a concentrarsi sul significato emotivo e politico delle immagini, soprattutto nelle scene più violente e dolorose da guardare. Non solo: la coesistenza di questi elementi è il filo che lega fedelmente la pellicola al fumetto originale, rendendoli identici dal punto di vista stilistico. 

Rispondere al mondo

Oltre al desiderio di universalità, nel film di Persepolis, si evince la volontà di dare una risposta al mondo. Al mondo oppressivo del regime ma, soprattutto, al mondo occidentale che ben poco sa dell’Iran. Satrapi restituisce la sua “personale versione della storia […] da persona umana (e non da donna) perché gli esseri umani sono tali ovunque e hanno diritto ad andarsene, avere sogni, innamorarsi”, come ha sostenuto lei stessa.

Il legame con la nonna

Sin dall’inizio della pellicola, Satrapi mette in luce lo stretto rapporto con la famiglia. In particolare, il legame con lo zio Anoosh, un fervente comunista che sarà perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche, e la nonna materna — una donna divorziata, caratterizzata dall’atteggiamento libero, ironico e sprezzante nei confronti del governo iraniano. Nonostante Anoosh costituisca per l’autrice una figura centrale e sia da lei stessa vista come un eroe rivoluzionario, non a caso il ruolo della nonna colpisce lo spettatore nel profondo. Lei, infatti, è la guida morale della nipote, alla quale ricorda di essere sempre integra con la sua identità. Una integrità a cui Satrapi farà sempre ritorno nel corso della sua vita, lasciando l’universale messaggio che quando tutto intorno cambia (e prova a cambiarci) si può tornare alle proprie radici.

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