Pasolini, un protagonista del XX secolo

Cento anni fa la nascita dell’artista

Regista, scrittore, poeta, attore, pittore, linguista, traduttore e giornalista. Il 5 marzo del 1922 nasceva Pier Paolo Pasolini. Tutta l’Italia festeggia il centenario dalla nascita del grande genio bolognese.

Sarebbe impossibile parlare dettagliatamente di Pasolini, delle sue opere e del suo pensiero nello spazio di un articolo, quindi si è preferito dare solo uno sguardo ad alcuni dei tanti temi che caratterizzano la sua figura di intellettuale dalle mille definizioni.

Amore omosessuale

Generalmente la prima e l’ultima cosa che si dice su Pasolini è che fosse un omosessuale, talvolta risolvendo la sua stessa figura nell’omosessualità. Tuttavia è innegabile che la scoperta e poi l’accettazione del suo orientamento sessuale ebbe, come è logico, un grande peso sulla vita, e purtroppo sulla morte. Nella società italiana l’omosessualità maschile era considerata una malattia. Durante i primi anni della guerra moltissimi omosessuali venivano imprigionati in alcune isole allora piuttosto selvagge. Dunque possiamo capire quanto potesse essere destabilizzante per un ragazzo scoprirsi gay in quegli anni. Pasolini espresse tutta la vitalità e l’incoscienza della giovinezza in “Amado mio” dove racconta le sue difficoltà nei confronti della propria omosessualità, ma dato il suo contenuto non era neppure vagamente pensabile di pubblicarlo in quegli anni. Egli fu praticamente l’unico omosessuale dichiarato in Italia e per questo veniva indicato quasi come un delinquente. Pasolini ebbe anche numerosi processi in cui si tentò perfino di farlo passare per un pedofilo.

Politica

Uomo di sinistra non sempre in linea con la sinistra del suo tempo. Nel 1949 il PCI espulse Pasolini per uno scandalo a sfondo omosessuale. Così sperimentò forse per la prima volta e duramente che cosa volesse dire essere messo alla gogna pubblicamente. Egli svolse un’intensa attività giornalistica in cui affrontò temi difficili. Quando nel 1968 a Valle Giulia, la polizia si scontrò violentemente con gli studenti ribelli Pasolini in una sua celebre poesia difese i poliziotti, il mondo contadino e povero da quello borghese degli studenti. Questa ed altre sue prese di posizioni lo portarono come intellettuale di sinistra ad essere anche incompreso nella sinistra del suo tempo. Inoltre in quanto scrittore trasgressivo, la Chiesa e la destra lo detestavano. Nel 1974 scrisse un articolo dal titolo “Che cos’è questo golpe”. Il citatissimo «Io so, ma non ho le prove», chiamato in causa quasi sempre come esempio inarrivabile di coraggio intellettuale.

Il Nuovo Fascismo

L’Italia del dopoguerra era scossa da forti cambiamenti dovuti al ‘boom economico’ tra cui la spaccatura tra la società contadina e la società industrializzata che portò ad un radicale cambiamento di vita e di costumi. Pasolini ha saputo analizzare e raccontare il Novecento italiano anticipandone trasformazioni che viviamo tutt’ora. Con l’idea del ‘Nuovo Fascismo’, previde la conseguenza più immediata del neocapitalismo, l’omologazione, l’appiattimento morale e culturale.

Dunque Pasolini fu il paradigma del coraggio intellettuale, più forte dello scandalo, dei vergognosi sarcasmi e delle calunnie che lo hanno sempre caratterizzato fino a farlo morire in quel luogo e in quel modo, testimone fino all’ultimo di se stesso e dalla propria voce fuori dal coro, messa tacere nel 1975 in un delitto che ancora ha molti lati oscuri.

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