Rivolte a Capitol Hill: quando la sconfitta non va giù

A pochi giorni dalla fine del suo mandato Trump è protagonista della vicenda che nella giornata del 6 gennaio ha scosso gli Stati Uniti e non solo. Durante la seduta per la certificazione della vittoria di Joe Biden una folla fedele al presidente in uscita ha preso d’assalto Capitol Hill, irrompendo nei locali del Campidoglio e interrompendo la certificazione del voto elettorale da parte del Senato.

La vicenda

Intorno alle 22 italiane di ieri centinaia di sostenitori di Trump – tra cui alcuni armati- hanno attaccato il Congresso dopo aver violato gli ingressi e occupato i locali del Campidoglio. Durante la guerriglia scatenata dalla folla i parlamentari, riuniti in seduta comune, sono stati evacuati con le maschere antigas o segregati in una zona sicura predisposta per gli attacchi terroristici. La polizia non è riuscita a bloccare i rivoltosi, che sono arrivati fino all’ufficio della presidente della Camera Nancy Pelosi e allo scranno di Mike Pence, all’interno della margherita del Senato. La protesta, tutt’altro che pacifica, è stata testimoniata da scatti che ritraggono numerosi atti vandalici della folla negli interi locali del luogo simbolo della democrazia americana, una democrazia sotto attacco.

Il primo bilancio è di 4 morti, 12 feriti e 52 arrestati, molti per aver violato il coprifuoco, ordinato a partire dalle ore 18 americane dalla sindaca di Washington per arginare la situazione.

L’intervento dei due presidenti: Trump

Solamente la scorsa settimana Trump si era rivolto ai suoi sostenitori in un comizio di protesta contro i risultati delle elezioni con lo scopo di chiedere sostegno, e dichiarando per l’ennesima volta “Non cederemo mai”.

Quella di ieri è dunque una vicenda folle e senza precedenti nell’intera storia americana, incoraggiata proprio dal presidente in uscita, incapace di accettare la sua sconfitta elettorale.

Durante l’attacco il Presidente ha pubblicato inizialmente sul suo profilo Twitter messaggi che non condannavano ciò che stava accadendo e che sono stati successivamente bloccati, insieme al suo account, per il rischio di incitamento alla violenza. Infine è apparso pubblicamente, dopo le parole di Biden, per invitare i suoi sostenitori a lasciare Capitol Hill, ribadendo però la sua posizione sui risultati delle elezioni: “L’elezione ci è stata rubata, ma dovete andare a casa. Non vogliamo che nessuno resti ferito.”

… e Biden

Il presidente eletto Joe Biden è intervenuto in diretta televisiva esponendo la sua disapprovazione per quanto accaduto.

Le scene che abbiamo visto non riflettono l’America, non rappresentano quello che siamo” ci tiene a precisare, insistendo inoltre sull’assurdità degli eventi: “questo non è dissenso, è un’insurrezione e deve finire ora”.

Chiede inoltre a Trump di adoperarsi per far cessare le violenze, ricordandogli la sua importanza istituzionale e l’impatto che ha sulla folla. “Le parole di un presidente sono importanti a prescindere da chi sia il presidente. Nel migliore dei casi queste parole possono inspirare, nel peggiore incitare”, come è successo proprio in questo caso con le innumerevoli accuse di Trump alle elezioni che si sono susseguite per settimane.

Chiara Collinoli

Studio comunicazione e giornalismo, mi racconto attraverso la scrittura e la fotografia.

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