Il difficile Erasmus, tra Covid e Brexit

Il 2020 è stato l’anno del Covid19 e dell’ufficializzazione dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Questi avvenimenti hanno travolto ogni ambito sociale, compreso quello studentesco: migliaia di studenti hanno interrotto o neanche iniziato il programma Erasmus.

Che cos’è l’Erasmus?

L’Erasmus+ è un programma istituito dall’Unione Europea, la quale ha stanziato 14,8 miliardi di euro solo per il settennio 2014-2021 che finanzieranno le borse di studio per gli studenti meritevoli. Questa borsa di studio consente di andare a studiare in un’altra università all’interno di uno dei paesi dell’UE per un periodo di tempo che va dai 3 ai 12 mesi. Per chi fosse interessato, questo è il link dedicato all’Erasmus per il nostro ateneo.

Cosa ha comportato il Covid-19

A partire da marzo 2020 migliaia di studenti europei sono tornati a casa prematuramente per la paura del coronavirus, mentre altri non sono riusciti nemmeno a partire. Gran parte delle università europee sono passate in didattica a distanza e in alcuni casi (come in Germania) gli studenti non hanno proprio iniziato il secondo semestre. Ogni agenzia nazionale Erasmus ha gestito la crisi in modo diverso: in Italia è stato consentito prolungare il progetto in corso per l’a.a. 2019/2020 (previo assenso dell’università ospitante) fino a maggio 2021.

Alcuni dati

A un anno dall’inizio della pandemia ecco alcuni dati da parte dell’ufficio delle relazioni internazionali della Lumsa e dell’Università Federico II di Napoli (terzo ateneo più grande d’Italia). 

Numeri LUMSA

Gli studenti Lumsa ad aver fatto domanda per partire durante l’a.a. 2019/2020 sono stati n.192. Ci sono stati n.131 studenti outgoing durante il primo semestre, molti dei quali hanno rinunciato la loro permanenza a causa del covid19 durante il secondo semestre. Per l’a.a.2020/2021 c’è stato un ampio aumento delle candidature(dato che in genere la domanda per partecipare all’Erasmus scade a metà febbraio) con n.325 domande. Di questi solamente 20 outgoing stanno effettuando la mobilità di studio per il primo semestre e ne sono previsti 50 per il secondo. Dato che la domanda per la partecipazione al progetto per l’a.a. 2021/2022 scadrà tra un mese, l’uffizio relazioni internazionali della Lumsa attende di valutare i dati definitivi.

Numeri Federico II

Per l’a.a. 2019/2020 erano n.1100 gli studenti partecipanti dell’ateneo partenopeo (questo dato non è definitivo poiché molte mobilità hanno giovato del posticipo entro maggio 2021 accordato dall’Agenzia nazionale Erasmus). Per quanto riguarda l’a.a. 2020/2021 c’è stato un dimezzamento delle domande con 500 studenti. Questo netto calo è dovuto anche alla modalità di svolgimento a distanza poco compatibile con l’attività di tirocinio. Per l’a.a. 2021/2022 non sono ancora disponibili dati essendo il bando di partecipazione in via di pubblicazione. “Tuttavia i progressi nell’azione di contrasto alla diffusione della pandemia, dovuti anche all’inizio della  campagna vaccinale, lasciano sperare che i numeri delle mobilità in uscita possano ritornare a salire” fa sapere l’ufficio relazioni internazionali. 

Il dopo Brexit

Il primo ministro inglese Johnson ha affermato che il Regno Unito perderebbe finanziariamente a causa del maggior numero di cittadini dell’UE che vanno a studiare nelle 4 nazioni (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord). Basti pensare che solo nel 2017, 30 mila studenti provenienti da tutta Europa sono andati nel Regno Unito a fronte dei 17 mila britannici che hanno preso parte al progetto Erasmus. Il premier inglese non ha ritardato a introdurre una grande novità: la Gran Bretagna avrà un proprio programma di scambio universitario internazionale. Questo nuovo programma si chiamerà The Turning Scheme in onore del matematico inglese padre del computer. “Questo nuovo progetto permetterà agli studenti di non andare solo nelle università europee ma anche nelle migliori università del mondo, perché vogliamo che i nostri studenti sperimentino l’immenso stimolo intellettuale europeo ma anche del resto del mondo”. Il nuovo programma non dovrebbe finanziare gli studenti che vengono nel Regno Unito, come fa adesso Erasmus, il che suggerisce che le università britanniche perderanno un’ingente fonte di reddito. Nel frattempo l’Unione Europea risponde raddoppiando i fondi dedicati all’Erasmus per il settennio 2021-2028 con uno stanziamento di bene 30 miliardi. Uno studio del “The Guardian” ha affermato che l’uscita dal progetto europeo costerà al Regno Unito circa 200 milioni di euro l’anno.

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