“Motu proprio” di Bergoglio, sì all’accolitato e al lettorato

Papa Bergoglio apre la strada alle donne nella Chiesa con il “motu proprio”.

Finalmente il ministero del lettorato e dell’accolitato, rispettivamente l’annuncio della parola di Dio, e il servizio all’altare, potranno essere svolti da donne.

Dopo anni di dibattiti diventa possibile un’estensione del diaconato al mondo femminile.

La decisione è di portata storica perché le donne non erano mai state ammesse ufficialmente ai ministeri liturgici, sebbene già svolgessero incarichi durante le celebrazioni, come le letture, il servizio di ministranti e la distribuzione della Comunione.

La lettera apostolica “Spiritus Domini” di Bergoglio per le donne

Con la lettera “Spiritus Domini”, Papa Bergoglio apre la strada alle donne modificando “motu proprio” il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto Canonico.

Adesso anche le donne potranno accedere ai ministeri dell’accolitato e del lettorato, dopo un adeguato cammino di fede.  

Nella formulazione del canone ora si legge: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”.

Viene così abrogata la specificazione “di sesso maschile” riferita ai laici e presente nel testo del Codice fino alla modifica attuale.

Questo riconoscimento, secondo il Santo Padre, incrementerà il prezioso contributo che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla Chiesa.

I pareri sul “motu proprio”

L’Unione Internazionale Superiore Generali ha accolto con gratitudine il Motu Proprio, sottolineando l’importanza di una Chiesa più dinamica e al passo con i tempi.

Entusiasti anche il gesuita James Martin, del Dicastero Vaticano per la Comunicazione, suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry e la sociologa Paola Lazzarini, responsabile dell’organizzazione ‘Donne per la Chiesa’.

Per tutti è più che mai necessario un radicale cambiamento del ruolo delle donne nella comunità ecclesiale.

Si tratta di un primo passo verso una modernizzazione della Chiesa.

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