Attualità

Comunicazione Conte-Draghi, premier a confronto

Politica e comunicazione, due mondi complementari

La comunicazione orale da sempre accompagna la politica come se l’una fosse un’estensione dell’altra.

Ogni personalità politica che è emersa nel corso degli anni ha plasmato e rivoluzionato i metodi comunicativi, ma mai come in questo periodo storico la comunicazione ha assunto un ruolo primario fino a diventare il punto focale del cambio del Presidente del Consiglio avvenuto nelle prime settimane del 2021.

Il 13 febbraio, dopo il passaggio della campanella che segna l’insediamento del nuovo governo a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte lasciava, mano nella mano con la sua compagna, la sede della presidenza del Consiglio dei Ministri per cedere il posto all’ex Presidente della BCE Mario Draghi.

Giuseppe Conte, un premier a casa nostra

Eppure tutti noi eravamo ormai abituati alla voce e alla visione di Giuseppe Conte nelle sue conferenze stampa che durante il lockdown nazionale tenevano l’Itala incollata alla tv.

Conte entrava quotidianamente nelle case degli italiani per parlare con loro, dava notizie tragiche di certo, ma tutti avevano la sensazione che a parlare fosse un amico, uno di noi, una persona che si stacca dal ruolo di Presidente del Consiglio per mettersi al pari dei cittadini. Il primo ministro e la sua comunicazione quasi colloquiale, spesso accompagnata da battute e informalità, divennero dei veri e propri protagonisti, simbolo del lockdown italiano.

Emblematica fu la creazione sui social di centinaia di fan-page e meme che contribuirono a donare leggerezza e ironia in uno dei momenti più difficili dello stivale

La rivoluzione della comunicazione di Mario Draghi

Con Draghi le cose però sono cambiate: seppur lodato da una parte dell’opinione pubblica per la sua maggiore compostezza che evidenzia di più i fatti che le parole, l’Italia si è dovuta abituare ad un governo totalmente diverso non solo dal punto di vista amministrativo, ma anche e soprattutto comunicativo, che ha rinunciato a quella componente “emotiva” centrale nel governo Conte bis.

Insomma, questa nuova comunicazione “francofortiana” non entrerà nel cuore di tutti come quella delle “intime” conferenze stampa a reti unificate di Conte, ma chissà che questo non permetta agli italiani di relazionarsi con un nuovo tipo di politica. Una politica più chiara, moderata e mai fuori luogo che sappia infondere fiducia e speranza ai cittadini.

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