Processo da remoto: si o no?

Fino a qualche mese fa nessuno di noi si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi in una situazione così assurda da non sembrare vera, da farci quasi credere di vivere in uno di quei film che tutti almeno una volta nella vita hanno visto, legato alle invasioni di zombie che non permettono alla gente né di uscire di casa né di condurre una vita normale.

E invece eccoci qui, a dover fare i conti con il Covid 19, a dover cambiare la concezione di vita che abbiamo sempre avuto, a dover stravolgere la nostra quotidianità.

Così come le nostre vite, anche il diritto sta subendo un grande cambiamento. Infatti, ad oggi, anche un organo così maestoso come la giustizia sta cercando di adattarsi a questa emergenza senza però mai potersi fermare. Presso molte università in Italia recentemente stanno avendo luogo convegni online proprio dedicati al processo da remoto e molti avvocati e professori esprimono il loro pensiero a riguardo.
Avvocati e giudici di tutta Italia si preparano a svolgere la proprie funzioni legate alla grande macchina processuale da dietro lo schermo di un computer.

Cosa ne pensano a riguardo?

Alcuni di loro credono che questo sia il metodo più efficace contro il virus perché la giustizia deve andare avanti e non può essere fermata neanche da una pandemia come quella che stiamo vivendo. Ritengono, inoltre, che alcuni processi, soprattutto nel campo civilistico, sia possibile celebrarli attraverso la verbalizzazione, considerato che il processo civile si svolge per la maggior parte dei casi in forma scritta. Mentre in materia penale i procedimenti davanti al tribunale di sorveglianza, ad esempio, possono essere discussi anche da remoto perché le decisioni sono fondate su relazioni comportamentali redatte dagli educatori o dagli assistenti sociali e tra l’altro in alcuni processi non è necessario escutere dei testimoni, ma eventualmente anche questi con un po’ di buona volontà si possono trattare da remoto.


Tuttavia altri ritengono, al contrario, che il contraddittorio tra le parti debba svolgersi davanti al giudice e non davanti allo schermo di un cellulare o di un computer, mezzi tecnologici sicuramente evoluti ma incapaci di garantire l’immediatezza che è tipica del giusto processo. La preoccupazione di alcuni avvocati è anche quella di non riuscire ad opporsi in tempo reale ad un modus procedendi scorretto, se ad esempio la connessione va e viene o se il segnale arriva in ritardo.

Qualcosa che mette tutti d’accordo

Opinioni discordanti sicuramente. Ad accomunarle è sicuramente la speranza che la situazione Covid 19 si risolva al più presto e avvocati e giudici tutti possano ritornare nelle loro aule che certamente riserveranno loro emozioni che lo schermo di un computer non potrebbe mai regalare.

Serena Truncé

Mi chiamo Serena Truncè, per gli amici Sesi Trunci. Classe ‘97, Crotonese di nascita, porto il mare della mia terra nelle vene. Romana di adozione, porto la maestosità della città eterna nel cuore. Frequento la facoltà di giurisprudenza. Amo il teatro, i libri, i fiori, la musica, il buon cibo e amo scrivere. Lo so, lista degli interessi lunga quasi quanto quella della spesa, scusate. Per saperne di più basta leggere i miei articoli, ogni parola scritta contiene un pezzettino di me.

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