Vita da clochard, le tante difficili sfide

Secondo l’ultimo censimento sono circa 150 mila in Italia le persone senzatetto, senza fissa dimora o che vivono nei campi attrezzati. Con l’arrivo dell’inverno si pone più attenzione alla loro condizione, che si aggrava in modo ulteriore a causa del clima rigido. La premura nei loro confronti si dovrebbe avere però costantemente, come quella che ad esempio hanno molte associazioni e cooperative che lavorano, a titolo gratuito e non, per fare in modo che la vita di queste persone sia meno difficile. 

Gli effetti biologici dell’essere “senza casa” 

Così esordisce Amy Maxmen sulla rivista Nature. Secondo un articolo pubblicato nel 2019 dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, le persone senza tetto iniziano ad avere sintomi di demenza senile o incontinenza già tra i 50 e i 60 anni. Vanno incontro a un invecchiamento precoce e al rischio di morte improvvisa per infarto o ictus. Senza parlare della condizione d’inverno, con il rischio dell’ipotermia e un’esposizione più alta a malattie senza le giuste possibilità di cura. Le condizioni di salute fisica precarie si accompagnano poi a una salute mentale quasi sempre compromessa dall’alimentazione saltuaria e poco sana, consumo di alcool, mancanza di sonno, depressione, solitudine.

“Architettura ostile”, un design difensivo

Si diffondono sempre di più delle caratteristiche architettoniche di strutture esterne o edifici che fanno sì che le persone non possano sostare in un determinato spazio. Solitamente passano inosservate, perché si integrano alle strutture e a volte gli si attribuiscono utilità differenti. Ad esempio, i braccioli metallici al centro delle panchine, non inseriti per comodità ma per impedire alle persone di sdraiarsi. Altro escamotage sono le panche inclinate, che possono essere un risparmio di spazio, soprattutto in prossimità di posti affollati come musei o luoghi turistici. Impediscono però anche alle persone di stendersi la notte. Ancora delle sbarre metalliche in prossimità degli angoli degli edifici o delle specie di borchie su pavimenti o scalini. C’è chi è contro queste strutture perché le ritiene eccessive e chi è pro perché pensa siano necessarie per mantenere un minimo di ordine e sicurezza negli spazi pubblici.

Ci sono alternative al dormire su una panchina?

La risposta è sì. Nei vari comuni sono allestiti dormitori in strutture messe a disposizione dei senza tetto, la vera domanda è: ricoprono l’effettiva richiesta? Solo Roma, secondo un’indagine Istat del 2014, conta circa 8 mila persone senza fissa dimora. Oltre ai posti letto ci sono comunque numerose mense e realtà di associazioni che forniscono pasti ai bisognosi, creando una rete fondamentale per la loro sopravvivenza. Non sempre però coloro che si trovano in condizioni drammatiche sanno come mettersi in contatto con queste realtà, restando indifesi in balia delle intemperie e della fame, in pessime condizioni igieniche. Non è la prima del suo genere infatti la notizia della morte di un clochard, forse per ipotermia, avvenuta il 9 dicembre nei pressi di Piazza dei Cinquecento, vicino alla Stazione Termini.

Miriana Dante

Studentessa di giornalismo, affascinata dal mondo. Amante di viaggi, fotografia, libri e storia. Credo nella professionalità e nella buona informazione.

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