8 Marzo: a Genova nel ricordo di Clara

Panchine rosse per dire no al femminicidio

A Genova l’otto Marzo, festa della donna, è soprattutto nel ricordo di Clara Ceccarelli. La sera del 19 febbraio scorso stava per chiudere il suo negozio di calzature, in via Colombo. Era da sola, e quel giorno sembrava uno come tanti.  Ma non era così. Il suo ex compagno, Renato Scapusi, aveva deciso che quella sera Clara doveva prendere una decisione importante: vivere con lui o non vivere affatto. Clara rifiutò di dividere ancora la sua vita con quell’uomo e la reazione dell’ex compagno fu spietata: decine di coltellate sul corpo della donna, mortali. L’assassino fu fermato dagli agenti di polizia e confessò. Le persone vicine a Clara Ceccarelli riferirono che l’uomo la perseguitava ogni giorno e la donna aveva capito che la sua fine era vicina: aveva perciò già pagato il suo funerale, per non gravare sulle finanza del padre anziano e sul figlio affetto da gravi problemi di salute.

Le reazioni delle attiviste di Non una di meno

Ancor oggi fiori, dediche affettuose e una tazzina di caffè fuori dal negozio di Clara rimandano a quel brutale femminicidio. E molti ricordano, proprio nella ricorrenza della festa della donna, quella manifestazione di circa 200 persone vicino al negozio della vittima promossa dalle attiviste di “Non una di meno” ad urlare la rabbia “contro il fiume di femminicidi che ormai non fanno neanche più notizia sui media nazionali”. Durante la manifestazione fu esposto un cartellone con scritto “non è un raptus ad ucciderci basta crederci”, a lasciar intendere che il femminicidio non è causato da raptus di follia o momentanee perdite di controllo, ma è preceduto spesso da un periodo più o meno lungo di violenze e maltrattamenti. Al comune di Genova è stato chiesto di far dipingere  di rosso, il colore simbolo della violenza sulle donne, le panchine vicino al negozio di Clara.

“Pronto,112” “Salve, vorrei ordinare una pizza”

Sono state 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020. Ancora una ogni tre giorni. Parallelamente sono sorti in Italia molti Centri Anti Violenza che forniscono informazioni e supporto alle donne che vogliono superare qualsiasi tipo di violenza di genere: psicologica, fisica, economica, domestica, intra ed extrafamiliare e garantiscono il servizio telefonico 24 ore su 24. Ma molte donne hanno paura di telefonare ed essere sorprese dal proprio compagno, subendo violenze ancora peggiori. Ecco però lo stratagemma: chiamare il 112 o un altro numero di soccorso fingendo di ordinare una pizza, che ormai equivale a una richiesta di aiuto. Una frase in codice che stanno utilizzando molti Paesi. Gli operatori “capiscono al volo”. Nella ricorrenza dell’8 marzo resta tuttavia la speranza che un giorno tutto ciò non sia più necessario. Disse William Shakespeare: “Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le sue ali che avete tarpato, per tutto questo: in piedi, signori, davanti ad una Donna.”

Serena Truncé

Mi chiamo Serena Truncè, per gli amici Sesi Trunci. Classe ‘97, Crotonese di nascita, porto il mare della mia terra nelle vene. Romana di adozione, porto la maestosità della città eterna nel cuore. Frequento la facoltà di giurisprudenza. Amo il teatro, i libri, i fiori, la musica, il buon cibo e amo scrivere. Lo so, lista degli interessi lunga quasi quanto quella della spesa, scusate. Per saperne di più basta leggere i miei articoli, ogni parola scritta contiene un pezzettino di me.

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