I giovani e la camorra

La più recente evoluzione della criminalità organizzata ha a che vedere con un ricambio generazionale, causato dall’abbassamento dell’età di iniziazione: sempre di più sono i giovani che ne entrano a far parte per una vasta serie di ragioni.

In questo articolo si andrà a guardare più da vicino al rapporto tra le associazioni malavitose ed i giovani con un’intervista al cappellano di Poggioreale, laureato in pedagogia e psicologia, Don Francesco De Luca. Visto il territorio in cui Don Francesco opera, ci si concentrerà in particolare sull’affiliazione dei ragazzi nell’organizzazione camorristica.

Che cosa attrae i giovani nel mondo delle associazioni malavitose?

Prima tra tutte la motivazione economica. Oggi i giovani si rendono conto che hanno bisogno di soldi e la camorra permette di ottenerli in modo molto semplice (anche solo fare da palo per poche ore può far guadagnare fino a 200 euro al giorno). Il discorso economico si lega poi ad un riscatto sociale, nel senso che per molti ragazzi che non hanno possibilità, avere soldi significa poter frequentare locali o pizzerie di livello, fare colpo sulle ragazze o avere un motorino. In psicologia si dice che sono due gli elementi fondamentali che muovono una persona: l’affettività e il potere. Puntare una pistola ad una persona per costringerla a fare qualcosa dà un senso di potere. Un’ulteriore motivazione è quella di voler appartenere a qualcosa: in un clima scolastico o sociale che li rifiuta, le associazioni malavitose creano nei giovani un profondo senso di appartenenza.

È possibile uscire dalla camorra senza ritorsioni, oppure una volta entrati si è condannati a farne parte per la vita?

Questo è il problema più grande che abbiamo: in primo luogo devi sapere che nel momento in cui si arresta un camorrista, scatta un meccanismo di “solidarietà” per cui la sua famiglia inizia a ricevere dei soldi dalla camorra. Colui che esce dal carcere si ritrova quindi con un debito enorme nei suoi confronti. Egli poi non ha un lavoro e lo trova in ogni caso più difficilmente -perché è marchiato come ex detenuto- e a volte non ha altro sbocco se non ritornare a far parte della camorra. Inoltre, dato che nella maggioranza dei casi l’intera famiglia è di camorristi, è quasi impossibile separarsene senza ritorsioni, anche perché fin da piccoli viene fatto credere loro di non valere niente se non sono inseriti in un “sistema”.

Complessivamente cosa pensa che faccia scegliere a questi giovani di stare dalla parte della camorra, cioè della criminalità, piuttosto che da quella dello Stato?

Ai giovani manca uno sviluppo dell’autocomprensione, dell’autostima e della cultura di legalità fondamentale: lo Stato si percepisce esclusivamente come un’entità che non aiuta, bensì invade gli spazi delle persone. A Scampia per esempio, tutte le realtà associative che vengono in soccorso dei giovani o dei detenuti sono riconducibili ad enti privati o alla Chiesa. Invece dello Stato si percepiscono solo i fallimenti, come le scuole fatiscenti, i parchi non curati e le stazioni della metropolitana in disuso.

Francesca Belperio

Romana, classe ’01. Sono una giovane giurista con una passione per il giornalismo e i pinguini. Sogno di vivere a New York e nel frattempo mi cimento nel teatro, nella danza e nel campeggio. Determinata, ottimista, riflessiva: il mio motto? “Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”.

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