Social e censura: una questione irrisolta

La libertà di espressione è un diritto garantito dalla Costituzione Italiana (art. 21), in ambito europeo (art. 10 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) e internazionale (art. 19 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Oggi con il progredire delle tecnologie e del web è sempre più difficile stabilire i confini di questo diritto fondamentale.

Recentemente a causa dell’episodio che ha visto protagonisti Trump e il suo account social Twitter, oscurato dopo le proteste a Capitol Hill di inizio gennaio, si è aperto nuovamente un dibattito impossibile da ignorare ai nostri giorni. È corretta la possibilità di rimuovere contenuti dalle piattaforme social, ovviamente nel caso in cui non rispettino le linee guida? Tutto ciò viola il diritto di manifestazione del pensiero?

La vicenda Trump

Di certo in questo caso non si tratta di una censura vera e propria, pratica sempre più utilizzata in molti Paesi, dove è impossibile accedere addirittura ad interi social network o blog. L’oscurazione dell’account dell’ex presidente degli Stati Uniti si può collocare nella battaglia contro la circolazione sfrenata di fake news. Quest’ultime, sempre difficili da arginare prima che diventino virali, rappresentano un rischio maggiore quando provengono da un account non solo verificato (un segno che contraddistingue i profili con un determinato numero di followers) ma che appartiene ad una figura istituzionale.

Esprimere la propria opinione sul web significa sì esercitare un proprio diritto, tuttavia anche influenzare decine, centinaia o in questa circostanza migliaia di persone.

Un problema etico

Un dibattito del genere, che per la sua delicatezza apre a infinite possibilità di risoluzione, non può essere sciolto prescindendo dai casi concreti. È pur vero che le norme al riguardo sono poche, e ogni piattaforma segue innanzitutto il suo regolamento, che tutti noi accettiamo nel momento in cui decidiamo di iscriverci per pubblicare dei contenuti.

Il materiale che viene postato sulla rete è facilmente replicabile, ciò rende totalmente diversa l’azione di manifestare un pensiero sul web dall’esprimere la propria opinione a voce davanti a un gruppo di amici o di uditori.

Storicamente sono noti gli esiti antidemocratici della censura imposta, e proprio per questo la Costituzione Italiana salvaguarda attentamente la libertà della stampa. Nel secolo scorso però era ancora impensabile parlare di social, men che mai immaginare le controversie generate da questi. In attesa di leggi, magari europee e internazionali che si occupino dell’argomento, è importante riflettere caso per caso sugli esiti di ogni possibile oscuramento.

Dibattere questo problema è comunque utile per generare nuove idee determinanti nell’eventuale soluzione, ricordando però che è impensabile trovare una risposta che vada bene universalmente.

Chiara Collinoli

Studio comunicazione e giornalismo, mi racconto attraverso la scrittura e la fotografia.

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